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Voglia di Champions e tanta paura di crescere

ROMAI sogni diventano incubi. Docce gelate, occasioni perdute, salti all’indietro ridimensionanti. E’ una Lazio pazzerella, tanti i colpi mancati. Il viaggio nella memoria del campionato per i biancocelesti è un percorso accidentato in cui si mescolano indimenticabili successi e incredibili capitomboli. Un vero peccato, un andamento che non dovrà diventare rimpianto a fine stagione. E’ l’ora di crescere, di acquisire mentalità, è l’ora di superare gli esami di maturità, finora sono arrivate solo bocciature nei momenti clou.

IL PASSATO – Exploit e cadute rovinose, è una costante. E’ successo ad inizio anno e col passare del tempo gli indizi sono diventati tre. Partì tutto con la vittoria ottenuta a Bologna (0-2), era l’ottava giornata e i biancocelesti ebbero l’occasione di spiccare il volo in classifica: dopo l’exploit del Dall’Ara si insediarono al secondo posto con 14 punti, davanti c’era solo l’Udinese, la Juventus e le altre big annaspavano dietro. Il nono turno cadeva a pennello, all’Olimpico arrivava il Catania di Montella. L’occasione era ghiotta, si poteva allungare, si poteva puntare al primo posto e invece arrivò un pareggio annacquato. Il gol di Klose fu annullato dal pareggio di Bergessio e il primo sogno di gloria saltò. La Lazio sprecò la chance per balzare in testa a tutti, impattò in casa, tradì le aspettative.

IL BIS – Non contenta, la squadra di Reja riuscì a ripetersi malauguratamente poco dopo, a cavallo tra la 12ª giornata e la 13ª. Dal Catania in poi ci fu una scossa, arrivarono il blitz di Cagliari (0-3), la vittoria sul Parma (1-0) e il pareggio di Napoli (0-0). E poi? Poi sbarcò la Juventus all’Olimpico e i bianconeri strapparono i tre punti ai biancocelesti. Fu un’altra occasione buttata al vento. Dopo il match del San Paolo la Lazio si assestò al primo posto insieme alla Juve, lo scontro diretto avrebbe potuto lanciare in alto i laziali. Niente da fare, il gol di Pepe permise a Conte di scattare in pole e la Lazio si vide retrocessa al terzo gradino (in un colpo solo fu scavalcata da Milan e Udinese). L’ultima traccia porta al derby, alla vittoria-replay contro i giallorossi (1-2) e alla sconfitta successiva contro il Bologna (1-3), tutto ciò nel giro di una settimana, non è passata mica un’ eternità. Una vera delusione, per la terza volta i biancocelesti hanno fallito il salto di qualità. La sconfitta dell’Udinese e il pareggio della Juventus a Genova avevano spianato la strada alla Lazio. Reja avrebbe potuto allontanare Guidolin e tenere a distanza Mazzarri, tutto questo avvicinandosi a Conte. Il sogno si è infranto sotto i colpi del Bologna. «Sconfitte strane», le ha definite giustamente Hernanes. Strane perché arrivano quando c’è bisogno di continuità.

IN CASA – Sì, infortuni e indisponibilità varie stanno complicando il lavoro del tecnico, non c’è dubbio. Ma i numeri non mentono e i crolli della Lazio non sono legati soltanto all’emergenza, nascondono aspetti mentali, una fragilità di fondo. La Lazio che riesce a centrare grandi imprese è la stessa squadra (decimata e incerottata) che crolla quando è chiamata a ripetersi, a confermarsi. E che delude in casa, tutte e tre le occasioni perse si sono verificate all’Olimpico. I sogni non possono diventare incubi, lo dice pure Mauri: «Abbiamo buttato via una grossa occasione e ci dispiace molto – ha scritto ieri sul suo sito internet – ma siamo già con la testa al match di domenica prossima a Catania. Dobbiamo tornare a fare punti subito». Gli incubi devono diventare sogni.

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Posted by on Mar 13 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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