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SS LAZIO NEWS | Maurizio Martucci la tessera del tifoso all’estero piace, ecco il perchè

SS LAZIO NEWS, SS LAZIO NEWS | Maurizio Martucci la tessera del tifoso all'estero piace ecco il perchè, PLATINI LA TESSERA DEL TIFOSO SCHEDATURA DI MASSAProseguiamo la nostra inchiesta sulla tessera del tifoso grazie all’autorevole opione di Maurizio Martucci (tratta dal dal blog del libro Cuori dei tifosi)

C’è uno standard inflazionato nell’uso gergale del mondo del calcio: è il modello inglese. Sarà per un abbaglio esotico d’oltremanica. Sarà perché l’erba del vicino è sempre più verde. Sarà perché gli italiani soffrono d’esterofilia e pensano che all’estero sia tutto più bello. Già, ma perché è cosi? Basta sconfinare per capirlo, rendendosi conto che in Europa si respira un’aria diversa. E che la tessera del tifoso è percepita come un privilegio e non come un ingombrante strumento calato dall’alto. Al di là delle Alpi non esiste il ‘Fronte del No’ e non c’è nemmeno tanto chiasso intorno alle carte fedeltà per andare allo stadio. Perché?

UNA TESSERA DEL TIFOSO? UN VOTO

Agevolati da regimi fiscali, piani imprenditoriali e statuti societari diversi, i tifosi di Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco, Sporting Lisbona e Benfica ogni anno fanno a gara per accaparrarsi la loro tessera del tifoso, facoltativa. In Spagna, Germania e Portogallo c’è l’azionariato popolare e i club hanno sviluppato una forte connotazione sociale sul territorio, promuovendo azioni, eventi e progetti di tipo socio-culturale, scientifico e ricreativo. Ma c’è soprattutto partecipazione attiva, dove una corporate governance (cioè il governo del club) permette ai tifosi di eleggere democraticamente il presidente, oltre che di godere di benefici e convenzioni con aziende partner. “Io sono sono solo un gestore, il Real è della sua gente”, ripete Florentino Perez, Presidente dei galacticos dal 2000. “Non c’è nessun guadagno ad essere un socio – gli risponde Joan Laporta del Barcellona – ma solo il grande orgoglio dell’appartenenza”. Numeri alla mano, il Barca conta 134.000 soci (quota annua dai 34€ per i bimbi ai 137€ per gli adulti), il Real 85.000 fedeli (costo massimo 140€), Sporting e Benfica circa 100.000 aficionados (tessera dai 36€ ai 144€) mentre il Bayern ne ha qualcuno in più (ogni carta vale dai 25 ai 50€). Oltre alle riunioni in assemblea, con la tessera del tifoso ci si accede nelle rispettive club house, ci si va in piscina, nei campi estivi, si sostengono azioni umanitarie attraverso fondazioni benefiche che aiutano i bisognosi in giro per il mondo. Insomma, ci si sente attori della vita della propria squadra. Davvero, senza obbligo, ma solo per privilegio. Come in Inghilterra.

PRIORITY CARD, MADE IN ENGLAND

Molte squadre di Premier League hanno una carta di credito con il marchio del club. Serve per spendere sterline e fare acquisti, esattamente come qualsiasi altra carta di debito o di credito al consumo. Completamente diversa è la tessera del tifoso, la ‘Membership Card‘, per tutti ‘Priority Card’, cioè una carta di priorità, di vantaggi al supporter. Non sono carte di credito e nemmeno prepagate o ricaricabili. Sono senza micro-chip di identificazione a radio frequenza a distanza e si possono utilizzare solo per gli acquisti fidelizzati nei negozi ufficiali del club, raccogliendo punti per sconti, facilitandosi la prelazione nell’acquisto dei biglietti, sia per le gare in casa che in trasferta, sia in campionato che nelle coppe europee. Tra gli altri, c’è l’hanno il Chelsea, l’Arsenal e i due Manchester, sia City che United. Quella dei reds del Liverpool si chiama ‘Fan Card‘, costa £ 3.50 e, come per le altre fidelity card inglesi, si vende anno per anno, in numero contingentato, proprio per creare una ristretta cerchia di tifosi affezionati e non confondere la qualità del servizio con la quantità dispersiva. Ad esempio i tifosi della curva Kop devono collezionare un numero minimo di trasferte prima di ricevere la prelazione sui nuovi biglietti. Perché gli inglesi hanno stadi più piccoli dei nostri e per entrare nei settori ospiti preferiscono partire da una discriminante a prova di tribuna, e non da un incremento al consumo. Insomma, puoi anche comprarti tutti i gadget che vuoi per ingrassare il merchandising della tua squadra del cuore, ma l’offerta di prelazione sul biglietto (non nominativo) per primo ce l’ha chi da più anni va allo stadio, canta ‘You’ll never walk alone‘ ed è sempre presente, anche fuori dalle mura amiche. E poi vengono gli altri. Senza vedersi vagliare la fedina penale, ma facendo semplicemente cultura sociale del calcio, legando razionalmente l’emotività passionale del tifo al club.

ANOMALIA ALL’ITALIANA

Allora, tutto chiaro? Non dite più che la tessera del tifoso ‘Modello Italia’ si richiama a quelle inglesi, portoghesi, tedesche e spagnole, paesi calcisticamente più evoluti. Non ditelo più perché non è per niente vero: lì la carta è veramente pensata per agevolare il tifoso, che ne percepisce privilegi e vantaggi. Lì la card è creata davvero per mettere il tifoso al centro del processo comunitario del club, rendendolo artefice di un destino partecipativo e solidaristico. Da noi è tutto diverso, stiamo addirittura agli antipodi, agli opposti estremi: qui la tessera del tifoso è strategicamente impostata e imposta dall’alto, senza dialogare (nè aver voglia di farlo!) con la voce dei tifosi. L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive vuole creare una categoria di ‘tifosi ufficiali’, fidelizzati al consumismo apolide col programma ‘più spendi, più sei tifoso‘, soggetto alle black list custodite nelle Questure. Che sia una schedatura di massa l’ha detto Platini, Presidente dell’UEFA. Che sia un ricatto per le società italiane, l’hanno detto Zamparini del Palermo e Starace del Lecce. Che sia un’imposizione subita dai club nostrani, l’hanno ribadito Mencucci della Fiorentina e Leonardi del Parma. Non è un obbligo di legge, non ha una legge a sostenerla e per questo genera una deregulation selvaggia, anomala e pericolosa per i diritti fondamentali e le libertà dei cittadini garantite dalla Costituzione. C’è in ballo pure la privacy e il TAR del Lazio valuterà l’incostituzionalità dell’art. 9 L. 41/07 (Daspo a vita!), guarda caso escluso come d’incanto dai contratti di adesione. Bella differenza col ‘Modello Europa’. No? L’erba del vicino è sempre più verde.

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Posted by on Gen 3 2011. Filed under Curiosità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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