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SS LAZIO NEWS | L’UNICO PRESIDENTE DELLA LAZIO SERGIO CRAGNOTTI

SS LAZIO NEWS L'UNICO PRESIDENTE DELLA LAZIO SERGIO CRAGNOTTI, SS LAZIO NEWS LAZIO DI SERGIO CRAGNOTTI MIGLIORE D'EUROPA, LA LAZIO DI CRAGNOTTI HA VINTO UNO SCUDETTO DUE COPPE EUROPEE, DUE COPPE ITALIA E DUE SUPERCOPPE ITALIANESergio Cragnotti è una delle figure della storia della Lazio a cui i tifosi sono più affezionati. E’ senza dubbio il presidente più vincente della travagliata storia biancoceleste, quello che ha sdoganato i sogni, le speranze i desideri di un’intera tifoseria consegnandole l’agognato riscatto e le ambizioni che mai la Lazio ha avuto prima di lui. Gli anni ‘80 furono infatti magri di soddisfazioni, un decennio che vide la triste vicenda del calcio scommesse e le retrocessioni, tanti problemi societari e la difficile risalita nel calcio che conta. E’ proprio in quegli anni che Cragnotti costruì il suo impero finanziario, accreditandosi negli ambienti dell’alta finanza come il capitano d’azienda più abile in circolazione. All’inizio degli anni ‘90 convinto dal fratello Giovanni, Sergio Cragnotti entrò nella Lazio prima come azionista di minoranza ed in seguito come padrone assoluto, dopo aver offerto ben 25 miliardi per chiudere l’operazione, a Gian Marco Calleri, l’allora proprietario del club. Fu allora che il tifoso della Lazio ebbe per la prima volta la consapevolezza che qualcosa stava cambiando, che era possibile scrollarsi di dosso il complesso d’inferiorità nei confronti dei cugini, che era finalmente possibile fare il salto di qualità che la Lazio meritava. Il primo grande acquisto fu Paul “Gazza” Gascoigne, che fece impazzire i tifosi e poi Favalli, Bonomi e Marcolin, 3 under 21 di belle speranze. In quegli anni Cragnotti portò alla Lazio uno alla volta gente del calibro di Signori, Casiraghi, Boksic, Winter e riuscendo a far entrare stabilmente il club tra le squadre che partecipavano alla coppa Uefa, anche grazie alla scelta di un tecnico come Dino Zoff, una garanzia per una squadra che voleva arrivare a certi livelli. Lo stile di conduzione della società di Cragnotti fu nuovo e per certi versi difficile da capire: il finanziere romano infatti era un tipo spregiudicato, non contemplava scelte di cuore nelle compravendite dei giocatori, la sua filosofia era che tutti i giocatori avevano un prezzo e che il compito di un buon presidente fosse quello di accrescere sempre il tasso tecnico della squadra. Diversamente la pensavano i tifosi che seppur affascinati dalle prospettive di una Lazio vincente  erano ancora legati ad un calcio antico, fatto di bandiere e beniamini. Quando Cragnotti vendette Ruben Sosa per acquistare Beppe Signori furono molti coloro i quali lo criticarono per aver perso il bomber degli ultimi anni, ma furono ancora molti di più quelli che a metà stagione,con Beppe-gol già saldamente al comando della classifica cannonieri della Serie A, lo osannarono per la scelta. Innovativo, avveniristico, sognatore, Cragnotti seppe immaginare la Lazio vincente e realizzarla con grandi calciatori con un grande stile di gioco: ingaggiò Zdenek Zeman, il profeta del 4-3-3, il calcio totale. Furono anni di grandi vittorie e sconfitte inspiegabili con una rosa di giocatori che non aveva nulla da invidiare alle grandi d’Italia: la Lazio giocava il miglior calcio d’Europa, spumeggiante divertente ma non vinceva. Nel ’95 quando vendette proprio Signori al Parma per 25 miliardi ci fu una sollevazione popolare e Cragnotti dovette fare un passo indietro: i tifosi della Lazio non erano ancora pronti a lasciar andare il proprio idolo e forse non ancora al nuovo modo di concepire il calcio. Subito dopo l’entrata in borsa e il definitivo passaggio ad una gestione finanziaria da multinazionale Cragnotti realizzò colpi di mercato sensazionali che lasciano a bocca aperta tifosi e addetti ai lavori: Pavel Nedved, Christian Vieri dall’Atletico Madrid, Veron dal Parma e ancora Sergio Conceicao, Marcelo Salas, Sinisa Mihajlovic e Mathias Almeida, Hernan  Crespo, Claudio Lopez. Sotto la guida dello svedese Eriksson la Lazio vincente sognata da Cragnotti e da tutti i laziali si aggiudicò uno scudetto, due coppe Italia due supercoppe italiane, una coppa delle coppe e una supercoppa europea: proprio a Monaco al cospetto di un Manchester United fresco vincitore della Coppa dei Campioni la Lazio si consacrò definitivamente al ruolo di grande d’Europa. I successi del club però non evitarono gli attriti tra i tifosi e il presidente: la gestione a detta di tanti troppo imprenditoriale e finanziaria mal si conciliava con gli umori di una piazza ancora viscerale, attaccata alla maglia e ancorata ad una realtà troppo stretta alle ambizioni di un presidente come Cragnotti, che immaginava traguardi e obiettivi sempre più ambiziosi. La Lazio per vincere aveva bisogno di uscire dai confini nazionali, di essere esportata come un prodotto, come un modello vincente: via Veron e Salas dentro Mendieta e Stam in un intreccio di calcio, business, marketing e plusvalenze da finanza creativa. I tifosi non capirono, Cragnotti li definì “clienti” e in qualche caso “cialtroni” e questo fu probabilmente l’inizio della crisi del Patron che non riuscì più a far fronte alle difficoltà di una gestione del club legata a doppio filo a quella della sua azienda alimentare che stava lentamente fallendo portando alla rovina migliaia di famiglie. Le cronache di questi giorni ci restituiscono un Sergio Cragnotti alla sbarra con richieste di pena di molti anni di carcere: i tribunali giudicheranno l’imputato, ma la storia e i tifosi hanno già giudicato l’uomo e la grandezza dei suoi sogni.

Igor Cortella

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Posted by on Mar 4 2011. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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