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SS LAZIO NEWS INTERVISTA IMPOSSIBILE – CAIO GIULIO CESARE

SS LAZIO NEWS INTERVISTA IMPOSSIBILE - CAIO GIULIO CESARESS LAZIO NEWS INTERVISTA IMPOSSIBILE – CAIO GIULIO CESARE

Roma, 15 marzo 709 ab urbe còndita. Caio Giulio Cesare mi riceve nello studio della sua grande villa di colle Oppio. Questa mattina ha una riunione molto importante in Senato e per questo mi aspetta molto presto anche se promette di dedicarmi tutto il tempo che la mia intervista richiede. E’ un uomo sulla cinquantina, le profonde rughe rivelano le mille battaglie combattute, una vistosa corona di alloro copre la vasta calvizie.

D. Ave Caesar, grazie per avermi ricevuto. Lei ha talmente tante cariche che ho l’imbarazzo di come chiamarla. Imperator va bene?

R: Preferisco Caesar. Non amo i fronzoli. Non mi piacciono titoli troppo forti, Roma non vuole padroni. Mi piace definirmi un primus inter pares. Mi dia del tu e mi chiami Cesare. Imperator proprio no, dopo quello che è successo questa estate.

D. Cosa è successo?

R. Questa estate il popolo si è riunito al circo massimo per accogliere un ragazzone obeso che tutti chiamano l’Imperatore. Un giocatore di calcio finito da tempo venuto qui a Roma per rubare sesterzi e basta. Infatti dopo figuracce a ripetizione l’hanno cacciato. Ma ora non posso certo chiamarmi Imperator, finirebbero tutti per ridermi in faccia.

D. Infatti durante i Lupercali a febbraio hai rifiutato la corona di Imperator

R. Si, per ben tre volte. Non mi sono fatto prendere in giro. Quelli che me la offrivano erano un gruppo di romanisti che volevano coinvolgermi  per facilitare la vendita dell’asroma. Ti ripeto, Roma non vuole padroni ed io sono troppo esperto per cadere in questi tranelli. E poi io non sono certo giallorosso.

D. Chiariamo una volta per tutte. La maggior parte dell’opinione pubblica pensa tu sia romanista.

R. Non scherziamo. Quando sono nato io c’era solo la Lazio. Eravamo tutti laziali, mio padre mi ha portato allo stadio la prima volta che avevo 7 anni. All’epoca chi giocava a pallone nell’Urbe lo faceva con l’aquila nel petto e la tunica bianca e celeste, il derby vero per me è Lazio-Virtus. I romanisti hanno il vizio di far saltare i vincitori nel loro carro e vanno dicendo che io sia uno di loro. Io li lascio fare, ma ho il mio stile.

D. Il grande Giulio Cesare è un tifoso di calcio quindi?

R. Certo, non ti nascondo che fino a che Lucio Cornelio Silla non mi ha costretto alla latitanza seguivo la Lazio in casa ed in trasferta. C’ero a Lazio-Vicentia e al gol di Fiorini piansi di gioia ed ero presente pure a Neapolis per gli spareggi. Ero in tribuna il giorno che battemmo i rossoneri del Mediolanum per 3-1 in rimonta e conquistammo la coppa Italia: al fischio finale abbracciai Marco Licinio Crasso, che odiavo con tutto me stesso perché era li a gufare, ma in quel momento non ci capivo più niente.

D. Come è cresciuta la tua passione per l’aquila?

R. A Roma era naturale tifare Lazio. Ti ripeto, non ‘erano altre realtà degne di nota. Con il tempo essere laziale era un tratto distintivo, un cenno d’eleganza, uno stile a parte. Non ho mai invidiato chi tifava per il Mediolanum, che ha vinto tutto: la lazialità si nutre di cause leggere.

D. Quindi quando eri piccolo c’era solo la Lazio, poi cos’è successo?

R. E’ successo che per volere di Silla si cercò di formare un’unica grande squadra dell’Urbe, che nei suoi piani doveva meglio contrastare le due squadre di Mediolanum e di Augusta Taurinorum. Così diede ordine a Gneo Pompeo, Marco Licinio Crasso e Lucio Sergio Catilina di fondere insieme tutte le piccole società di calcio della città. Dei tre, Catilina era quello più furbo, il più malvagio e voleva assorbire in questa nuova unione anche la Lazio, usurparne la storia e soprattutto rubarci il campo, che loro non avevano.

D. Come si evitò la fusione tra la Lazio e le altre decine di piccole squadre?

R. Successe che un grande laziale, Marco Tullio Cicerone si oppose, sostenendo che la storia e la propria identità non hanno prezzo e che noi non ci saremmo mai mischiati a loro. Catilina se la legò al dito e non perse mai occasione per dileggiare la Lazio. Quando la Roma perse un titolo nazionale per colpa di un gol annullato a Turone per fuorigioco, Catilina fece un’interpellanza al Senato. Cominciò ad elencare tutti i torti subiti, a paventare un complotto contro la Roma. Cicerone allora prese la parola e pronunciò la storica frase “quo usque tandem abuteris catilina, patientia nostra?”(Per quanto ancora abuserai della nostra pazienza, catilina?). Francamente con questi piagnistei Catilina aveva un po’ rotto le palle, infatti dopo ha fatto una finaccia.

D. Nel tempo i romanisti hanno creato tutta una retorica fondata su riferimenti all’impero Romano, le Legioni, identificandosi con gloriosi condottieri…

R. Anche quella è una cosa che non condivido. Si sono appropriati della Lupa Capitolina e non mi risulta che versino sesterzi nelle casse dello Stato. Sento i romanisti defirsi orgogliosi “figli della Lupa”..mi viene un gran ridere. Poi il paragone con le legioni è infondato e anche ridicolo. Ma in testa alle mie legioni, quelle che hanno conquistato la Gallia, c’era sempre il vessillo dell’Aquila Imperiale, l’unico degno di rappresentare Roma, il simbolo principale, quello che non deve mai cadere nelle mani nemiche. Ci sono molti vessilli che distinguono le legioni, l’aquila rappresenta il comando supremo e il legionario che la porta è l’unico, tra coloro i quali hanno questo privilegio, ad avere un nome preciso, una considerazione speciale, è l’aquilifer.

D. Ma allora tutta la storia del gladiatore e via dicendo?

R. Balle. Tutte storie che tollero perché in fin dei conti è meglio tenere la plebe occupata a pensare a queste cose che farli pensare alle cose serie. E’ necessario il popolo abbia il pane a pochi sesterzi e una squadra di calcio a cui pensare tutto il giorno. Comunque se mi chiedi un parere, tutti quei bruchi dietro il lunotto posteriore delle bighe non si può proprio vedere.

D. Caesar, hai conquistato la Gallia, la Britannia, sei stato console in Spagna, ora hai conquistato l’Egitto.  Non ti fermi proprio mai

R. Arrivati a certi livelli non ci si può fermare. In questi paesi ho avuto la fortuna di andarci prima da tifoso, a seguire la Lazio e poi li ho conquistati. A Londinum vincemmo una storica partita per 2-1 con un gran tiro di un nostro giocatore che veniva dai Balcani. Poi ci tornai con le legioni e ampliammo i nostri confini in Britannia. L’ultima volta sono stato a Magnum Castrum e mi sono molto divertito

D. Cos’è successo?

R. Sono stato invitato dalle autorità locali ad assistere alla partita di coppa campioni tra il Magnum Castrum e la Roma. Erano due settimane che nell’Urbe non si parlava di altro, di quanto fossero forti i giallorossi. Alcuni avevano fatto fare degli auspici dai sacerdoti del tempio di Giove Ottimo Massimo, e tutti erano sicuri di vincere. Mai vista tanta tracotanza tutta insieme. Li in tribuna a Magnum Castrum venni ospitato dal proconsole in Britannia. Finì 7-1 per i mancuniani. Mai riso così tanto, neanche quando Vercingetorige mi si inginocchiò davanti dopo la presa di Alesia, in Gallia!

D. Dell’ultima impresa, l’Egitto cosa ti porti dietro?

R. Torno proprio da lì,  dopo essermi fermato per un paio d’anni. Lì ho conosciuto una ragazza molto bella che dice di essere figlia del Faraone. Ho avuto una storia con lei e mi ha dato un figlio. L’ho portata pure a vedere la finale di supercoppa europea nella Gallia del sud, il giorno che battemmo il Magnum Castrum 1-0 era la sua prima volta allo stadio. Ora però il Senato mi accusa perché sostiene che Cleopatra fosse minorenne quando ci siamo conosciuti. A me disse sempre di avere 24 anni, ora dovrò parlare con i giudici.

D. Cleopatra dov’è adesso?

R. E’ tornata in Egitto, meglio così. E’ con il mio generale Marco Antonio, grosso tifoso giallorosso. Credo che in mia assenza quei due staranno tramando qualcosa. Ti confido una curiosità.

D. Quale?

R. E’ stato Marco Antonio a suggerire a Catilina di portare Mido alla Roma, lo spacciò per il Maradona delle Piramidi ma in realtà era d’accordo col procuratore e prese la stecca sul prezzo del cartellino. Che furto quello!E che scarso quel giocatore!

D. Ci spieghi cosa successe il giorno che decidesti di passare il Rubicone?

R. Ero di ritorno dalla Gallia e mio figlio Bruto mi mandò una missiva in cui mi si informava che ad Augusta Taurinorum avevano annullato un gol regolare a Cannavaro e che i bianconeri avrebbero rivinto il titolo nazionale anche quell’anno, dopo numerosi furti. Ricordo ancora il commento finale del papiro: “Non vincete mai..”. Sai..Bruto purtroppo è romanista e quindi specialista nell’esultanza preventiva. Ci misi una settimana a scendere dalle Alpi fino in Romagna, proprio il giorno dell’ultimo turno. All’orizzonte davanti a me vedevo il cielo nero e carico di pioggia. I corrieri a cavallo mi informarono che a Perusia, solo un centinaio di miglia lontano da dove mi trovavo, quelli dell’Augusta Taurinorum non volevano giocare. Allora ruppi gli indugi e passai in armi il Rubicone, disposto alla guerra piuttosto che ad uno scudetto rubato. “Il dado è tratto” dissi, ora non posso tornare più indietro. Durante la marcia verso Perusia appresi della vittoria dei rossi locali e che dopo essere stato console, pontefice massimo e dictator ero diventato anche campione d’Italia.

D. Quindi non eri a Roma quel giorno?

R. No, ero in marcia verso Perusia, poi ho puntato Roma e dopo qualche giorno ho indetto feste in tutta la città. Festeggiamenti pazzi ma anche contenuti, com’è nel nostro stile. Purtroppo non posso dire altrettanto di quanto successe l’anno dopo. Una città devastata: dopo anni ancora se ne vedono i segni, una cosa indecorosa.

D. Un’ultima domanda Caesar: chi vedi favorita per il quarto posto quest’anno?

R. La Roma ovviamente, con tutti quei regali arbitrali! E’ tutto l’anno che litigo con Bruto, io dico che stanno rubando e lui mi dice che non è vero e che se pure fosse, dopo tanti furti subiti è giusto che rubano un po’ pure loro. A questo figlio proprio non sono riuscito ad insegnare la coerenza! Che devo fà…un fijo cojone è pur sempre una creatura di Giove! Parla ancora di Roma-Sampdoria, di Lazio- Inter, di Turone. Mia madre diceva sempre che con i sordi e con i pazzi non ci puoi parlare. Proprio ieri abbiamo fatto una grossa litigata..era molto, molto arrabbiato. Bruto è buono ma ascolta troppo Magno Mario.

L’intervista si conclude qui. Due servi di Cesare entrano nella stanza e gli porgono la veste bianco-porpora e gli dicono che una biga lo aspetta per andare in Senato. Calpurnia, la moglie lo avvicina e gli chiede di non andare al lavoro quel giorno, di restare a casa con lei. Cesare la rincuora e indossata la veste monta sulla biga. All’uscita dal cancello accovacciato per terra c’è un vecchio veggente che qualche giorno prima, incrociando la carrozza di Cesare gli aveva urlato: “Attento alle idi di Marzo”. Cesare lo nota e fatta fermare la carrozza gli rivolge la parola ridendo: “Vecchio, le idi di Marzo sono arrivate”. Il vecchio alza la testa e risponde “Si, ma non sono ancora passate”.

Igor

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Posted by on Apr 15 2011. Filed under Goliardia, News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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