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“Soldatino” Zàrate, oltre le richieste di Reja: ora il derby può essere la sua partita

REJA ZARATE SI E' SACRIFICATO ANCHE TROPPO, REJA FA I COMPLIMENTI A ZARATE PER IL SACRIFICIO CONTRO IL PALERMO, “Soldatino” Zàrate, oltre le richieste di Reja: ora il derby può essere la sua partitaGeneroso, votato al sacrificio, anche troppo attento in fase di ripiegamento. E’ lo Zàrate che nessuno si aspetta, tecnico compreso: “Non gli avevo chiesto tanto sacrificio, ma ha voluto dimostrare di saper fare anche questo, complimenti a lui”, ha esclamato al termine della partita un Reja quasi incredulo e finalmente in vena di complimenti, seppur con riserva. Gli ordini di scuderia erano chiari. Fase uno: accompagnare fino a metà campo la discesa degli esterni rosanero per poi consegnarli nelle mani di Scaloni e Radu (a seconda della fascia occupata dall’argentino); fase due: non mantenersi in posizione troppo schiacciata sulla difesa per favorire eventuali ripartenze biancocelesti. Il numero 10 ed Hernanes dovevano rappresentare i primi punti di riferimento per ribaltare la manovra. Così, soprattutto nel secondo tempo, non è andata. Maurito non si è limitato a svolgere i dettami, è andato oltre. Ha scelto la via alternativa per strappare una volta tanto il consenso di Reja. Il desiderio di non finire nuovamente invischiato nel vortice delle polemiche e di non ritrovarsi in panchina nel derby è stato talmente forte da spingerlo a snaturare le sue caratteristiche. Per indole degli interpreti scelti, quella che si è sbarazzata del Palermo doveva essere una Lazio a trazione anteriore, con maggiori alternative offensive. Fuori Gonzalez, dentro Zàrate, d’altronde l’equazione sembrava obbligata. Non per il talento di Haedo che evidentemente contro Brescia, Bari e Cagliari ha studiato dalla panchina il moto costante del Tata, cercando di riproporlo sul terreno di gioco, ma finendo per perdere vistosamente contatto dalla porta avversaria. “Bisogna ragionare con il noi, non con l’io”, “A calcio si gioca in 11, bisogna sacrificarsi per il compagno” e ancora “Ci sono due fasi si gioco da rispettare, con la palla e senza la palla”. Sono solo alcuni spot di un martellamento perpetuo che nel corso del tempo ha guidato ad una provvisoria metamorfosi. Da folletto anarchico mosso dal desiderio di gloria personale a soldatino votato alla causa, in cerca di conferma. Le priorità di Maurito sono cambiate. Il fine giustifica i mezzi. Ora quel che contava era salvaguardare una maglia da titolare, contribuire alla scalata europea, soprattutto in vista della stracittadina di domenica prossima, che guarda cosa cadrà proprio nel giorno del suo 24esimo compleanno. Vuole festeggiare Zàrate, non certo dalla panchina, come era accaduto all’andata quando Reja modificò un assetto consolidato preferendogli Rocchi. Contro il Palermo Reja ha alzato il tiro, ridisegnando in modo spregiudicato il suo 4-2-3-1 che l’atteggiamento di Zàrate ha comunque confermato equilibrato. La forza della Lazio è la sua compattezza, la sua organizzazione difensiva, che negli ultimi 7 turni l’ha portata ad incassare solo due reti (seconda nella speciale graduatoria con 23 gol subiti). La missione è quella di riuscire a far convivere questa solidità con la qualità dei propri interpreti più creativi. E’ il progetto ambizioso che dall’inizio di stagione sta portando avanti Reja. Da oggi partecipa anche Zàrate. “E’ uno di noi”, ora si che si può dire.

Fonte:lalaziosiamonoi

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