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Arriva Diego Pablo Simeone all’Olimpico: alle 10.30 benedizione papale, con lui l’Atletico va a ritmo Champions

Diego! Oggi all’Olimpico svolgerà la consueta conferenza stampa allo Stadio Olimpico, tornerà laddove è divenuto importante come calciatore, come riporta Finocchiaro sulla Gazzetta dello Sport. Alle 10.30, stamattina, dovrebbe incontrare, insieme alla squadra, in udienza generale Benedetto XVI: ha anticipato appositamente il suo arrivo a Roma, per ricevere la benedizione del sommo Pontefice. Simeone, allenatore prenatalizio dell’Atletico Madrid, dal 23 dicembre ha sostituito Manzano, ha pochi anni sulle panchine alle spalle. Quando arrivò al centro sportivo gioiello ai piedi dell’Etna, Torre del Grifo, la Lazio si giocava un derby di coppa Italia contro la Roma. E la Curva, saputo del suo ritorno in Italia, rispolverò un vecchio coro, mai sopito, mai obliato del tutto: “Simeone, Simeone,Diego!”. L’importanza di questo nome è nota, per i tifosi è vicino al sacro, in 24000 per ora hanno preso il biglietto, anche per riabbracciarlo. Quando segnava, correva sotto la Nord, si girava e lo indicava, scritto sulla maglietta numero 14: Simeone.

AVVENTURA ITALIANA - E quando dalla Curva si chiede alla squadra qualcosa di più, in grinta, tenacia, attaccamento ai colori, è sempre quel coro ad essere gridato, un solo giocatore ad essere richiamato: “Simeone, Simeone”. Vide la partita in Tv quel giorno, in albergo, si emozionò a sentire quei cori, senza dirlo a nessuno: “A Catania abbiamo stabilito il record di punti, toccando quota 46, abbiamo battuto il Palermo 4-0, e giocato a testa alta tutte le partite, anche quelle impossibili” disse a fine avventura, riepilogo di mesi di gloria. “L’Italia è come casa mia, prima o poi ci torno. La Lazio? Spero che un giorno possa meritare la Champions, ha giocatori esperti“. Se il campionato finisse oggi, sarebbe accontentato. Cholo, immensamente Cholo. Litiga con Ronaldo, lascia l’Inter e sbarca a Roma, nel 1999 risulta decisivo per la conquista del tricolore, abbattendo la Juve e dimezzando da 6 a 3 punti la distanza dai rivali di Torino. Alla Lazio tutti ricordano le parole che pronuncia prima della partita contro la Juventus, decisiva: “Chi crede nella rimonta è dei nostri, chi non ci crede, si faccia da parte“. Tutti rimangono saldi ai loro posti, e la squadra vince lo Scudetto.

MODULO TATTICO - Dopo aver vinto l’Apertura con l’Estudiantes nel 2006 e la Clausura 2008 con il River Plate, lo sbarco A Catania. A Catania fece convivere Maxi Lopez e Bergessio schierandoli nel 4-3-1-2, con il supporto di Gomez, oppure scegliendo il 4-2-3-1 con Schelotto e Bergessio laterali, e Ricchiuti dietro Maxi Lopez. Un Catania targato Argentina che fece sognare i tifosi etnei. Equilibrio in campo, e grinta oltre ogni ostacolo, ogni avversario. E il suo credo tattico è rimasto immutato: equilibrio tattico, in sei partite ha scalato la classifica senza subire gol. Quando arrivò a Madrid, il distacco dalla zona Champions ammontava a 10 punti, un abisso. Oggi, solo due punti separano l’Atletico dall’Europa che conta, media punti di 1,80 a partita. Ed il coro rimane lo stesso: “Simeone, Simeone…”. Tutti a Madrid sanno, a chi devono la nuova vitalità che respira la squadra, a lui, al Cholo. Diego!

Fonte:Lalaziosiamonoi.it

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Posted by on feb 15 2012. Filed under Coppa Europea, News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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