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Signor Montali, il vero stile è questo

Signor Montali  il vero stile è questo, LAZIO NON SI PUO' RUBAR LA LUNA MAESTRO ZEN “Bocca schifa non beve mai vino, ma va alla botte col catino” asseriva un vecchio proverbio con l’intento di indicar l’ipocrisia della gente. Beh, mai detto fu più appropriato. A sole sei giornate dalla fine del campionato siamo già giunti alla frutta, ancor prima d’aver ordinato il secondo. La lotta per il quarto posto, per l’Europa che conta sembra esser ormai un affare tutto capitolino. La contesa accende gli animi e a quanto pare spesso annebbia la mente. Eh già, perché la sponda giallorossa del Tevere sembra non nutrire alcun tipo di imbarazzo per i favoritismi ricevuti in questo campionato. Tutt’altro. Non bastavano i tifosi a ingalluzzirsi e a rendersi fieri di ogni furto, come se davvero meritassero l’attuale posizione in classifica, a questi si sono aggiunte le recenti dichiarazioni di alcuni dirigenti e giornalisti romanisti. Se la contesa del quarto posto rientrasse nei canoni sportivi non avremmo nulla da dire o da scrivere, poichè concluderemmo ogni polemica con il classico augurio “vinca il migliore”. Ma quando la sportività lascia il posto agli affari, e mina la regolarità della competizione è giusto ribellarsi, soprattutto poi se il tutto vien fatto passare come inosservato. Non si tratta di un singolo episodio ma di dieci rigori a favore, a un passo dal record detenuto dal Milan nella passata stagione di ben undici tiri dal dischetto. Per non parlare dei penalty negati agli avversari o dei fuorigioco clamorosamente non visti. Ne sanno qualcosa a proprie spese Lazio, Lecce e Udinese. Il teatrino dell’inganno ha scaldato gli animi in vista dello sprint finale di campionato. La Lazio ha finalmente urlato la sua disapprovazione attraverso le voci del presidente, dell’allenatore e degli stessi giocatori. I tifosi si sono stretti attorno alla squadra, fiera d’esser al quarto posto senza aiuti, da qui lo slogan “io vinco senza rigori”. Domenica l’Olimpico era stracolmo, come non accadeva da tempo. Una vera e propria festa di sciarpe, inni, bandiere per grandi e per bambini. Una festa che ha portato ai tre punti sperati e desiderati. La risposta romanista alle proteste laziali non si è fatta attendere. Montali ha parlato persino di stile, dicendo di non vuol scendere al nostro livello, poiché << lo stile è un’altra cosa>>. Frase che fa quasi rabbrividire detta da un romanista. Avrei mille esempi per poter far notare al signor Montali qual è lo stile di un romanista, ma di questi sono pieni i siti biancocelesti. E’ sufficiente ricordare l’ultima perla di un giornalista, di proclamata fede giallorossa, che ha definito un uomo di sport e di classe come Edy Reja un <<poveraccio>>, non avendo basi solide su cui fondare un discorso a difesa della sua squadra. L’ipocrisia sembra esser sovrana a Trigoria e zone limitrofe. Qualche tempo fa ho letto un articolo riguardante la comunicazione. Sosteneva che attraverso la metafora è possibile superare i limiti del linguaggio logico poiché una buona metafora può condurre gli individui a rendersi consapevoli di legami a cui non avevano pensato. In sintesi la metafora permette una più rapida comprensione di un determinato concetto.  La potenza delle storie è che sono molto più efficaci di un discorso lungo e strutturato. A tal proposito mi sono operata al fine di trovare qualcosa che potesse esser d’aiuto ai nostri amici romanisti, per la comprensione di questo mio pensiero, nonché quello dell’intero popolo laziale. Ho dovuto ricorrere ad un mito dello Zen:

NON SI PUO’ RUBAR LA LUNA

 “Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare. Ryokan tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo». Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò. Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

Probabilmente pensare il tifoso giallorosso possa comprendere quanto scritto è un po’ pretenzioso da parte mia. Ecco perché fornirò lui la spiegazione. Potranno anche esser tutelati dalla più grande banca d’Europa, potranno avvantaggiarsi di rigori, inneggiare falsi miti americani e persino arrivar quarti ma non potranno mai “rubar la luna”. Non potranno mai aver il nostro stile, esser i primi e gli unici della capitale. Perché signor Montali lo stile non sta in uno sputo, in un piagnisteo rinnegato (in occasione di Brescia-Roma) in una monetina usata a scopo violento, in un cattivo fallo volontario, in un insulto all’arbitro senza che questo prenda provvedimenti o in continui gesti provocatori e di basso livello di colui che dovrebbe essere il simbolo della squadra. Lo stile, come ha detto lei è tutt’altra cosa, sono quei 111 anni di orgoglio capitolino, di miti e leggende non soltanto sportive, di vittorie che hanno reso onore a Roma in Europa. 111 anni di storia, nati da nessuna fusione, simboleggiati da un aquila che ha volato ad altezze impensabili per i vostri colori, quell’aquila che spesso ho visto diventar una fenice e risorgere dalle sue ceneri senza l’aiuto altrui.

Annalisa

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Posted by on Apr 13 2011. Filed under News Lazio, Posta dei tifosi, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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