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Reja: il 4-4-2 per uscire dalla crisi, ma con il rientro di Hernanes si torna all'”antico”

REJA PER USCIRE DALLA CRISI IL 4-4-2, A MILANO CON HERANES SI CAMBIA MODULO, REJA KOZAK HA LA MALATTIA DEL GOLROMA – Eccola l’unità di intenti tanto invocata dopo la debacle di Bologna. Aggrappandosi sulle spalle del suo bomber grezzo Kozak, la Lazio elude lo spettro della crisi sfoggiando una prestazione ad alto tasso agonistico. Senza le serpentine di Zàrate ed i giochi di gambe di Hernanes, la compagine di Reja torna un blocco granitico, voglioso di smentire le cassandre e di non depauperare quanto di buono fatto nella prima parte di stagione. Non sono bastate le defezioni di Floccari e Diakitè a mettere la museruola ad un gruppo che si è riscoperto affamato nel momento più delicato. “Personalità, cattiveria agonistica, convinzione”, erano gli ingredienti invocati alla vigilia dal tecnico goriziano, ormai da un mese alla ricerca della “vera Lazio”. Ai segnali di risveglio intravisti in Coppa Italia era seguita l’apatica prestazione del Dall’Ara, che alla luce della reazione fornita contro i viola ha il sapore di svolta. Se la vittoria corsara del 18 settembre al “Franchi” (timbrata sempre da Kzak) aveva avuto il merito di accelerare il processo di crescita, il 2-0 dell’Olimpico suona come sveglia ad un torpore esploso definitivamente con l’arrivo del nuovo anno. Non è ancora la Lazio brillante e propositiva del girone di andata, ma ad uscire dal banco degli imputati questa volta sono stati i limiti di natura caratteriale, emersi dopo le vacanze natalizie. Reazione doveva essere e reazione è stata: “Al di là del morale che ci dà, quello di oggi è un successo importante – ha spiegato Reja in conferenza stampa – , E’ fondamentale per la modalità con il quale è stato ottenuto. Dopo esserci parlati molto in settimana, oggi abbiamo ritrovato lo spirito giusto e tanta voglia di aiutarci in campo. Dall’inizio del 2011 fino a Bologna abbiamo fatto male proprio da questo punto di vista, chiedo pazienza e anche perdono ai nostri tifosi, perché quella non era la Lazio che conoscono e che hanno ammirato nel girone di andata. Quella di oggi è stata una squadra operaia, se continueremo con questo atteggiamento si può guardare al futuro con ottimismo”.

La fatidica quota 40 caldeggiata da inizio stagione per mascherare le reali ambizioni della Lazio è stata centrata. Reja ci scherza su (“La salvezza è raggiunta, ora tutto ciò che viene è un valore aggiunto”), per poi correggersi e sventolare traguardi più alla portata dei valori espressi fino ad oggi: “La qualificazione in Europa League è sempre stato il nostro obiettivo iniziale, anche perché in questo campionato ci sono forze con maggiori valori rispetto ai nostri”. Profilo basso a parte, alla lunga però si sbottona, perché alla sua Lazio ci crede e come: “Ma se continuiamo con questa compattezza possiamo raggiungere risultati molto importanti”.

La Lazio è tornata momentaneamente seconda, ma il risveglio è ancora fresco, meglio rimandare pronostici e tornare a commentare quanto di buono si è visto contro la squadra di Mihajlovic: “Mi è piaciuto il fatto che questa vittoria l’abbiamo voluta con tutte le nostre forze. Nel primo tempo la Fiorentina ha chiuso tutti gli spazi, ma appena sono calati d’intensità, siamo venuti fuori cercando con tanta volontà la via della rete. Abbiamo abbandonato la fase difensiva con coraggio ed intelligenza, questa partita i ragazzi la volevamo vincere a tutti i costi”

Potrebbe togliersi qualche sassolino dalla scarpa, quando qualcuno gli fa notare che prima del fischio iniziale di De Marco la scelta di lasciare in panchina Hernanes aveva destano delle perplessità: “Quello che conta è solo il mio lavoro e non le voci. Penso di avere l’esperienza giusta per prendere delle decisioni per il bene della squadra. Conosco bene le sfumature del calcio e vado avanti per la mia strada, non do retta a nessuno, se c’è da fare battaglia per il bene del gruppo la faccio. Le critiche ci sono state anche quando eravamo primi e secondi da soli. La mia unica responsabilità è verso i miei giocatori e verso la società, il resto non ha importanza”.

Il viso si fa più contratto quando vengono rievocati i primi fischi dei tifosi all’annuncio delle formazioni: “Mi dispiace che la gente non apprezzi, ma non ci posso fare niente, io non sono abituato a vendere fumo, sono sereno e tranquillo. Se a qualcuno non vado bene non ci possono fare bene”.

Una cosa è certa, la scelta di gettare Libor Kozak nella mischia per la prima volta dal primo minuto (in campionato) è stata decisiva. Sul suo conto in tema di mercato non ci sono più dubbi:In passato ho cercato Almeida, ma una volta che non è arrivato lui ho subito detto che il resto non mi avrebbe interessato. ANdiamo avanti con lui, il ragazzo ha dimostrato pazienza, intelligenza e voglia di imparare. Quando a 21 anni hai questo spirito il futuro è assicurato. Oltre tutto questo, ha una malattia: fa gol anche in allenamento. Da un certo punto di vista sembra Toni, anche se rispetto a lui deve migliorare nella protezione del pallone spalle alla porta. Deve ancora acquisire mestiere e scaltrezza”.

… E personalità quando ha scelto di presentarsi dal dischetto, dopo essersi guadagnato il secondo rigore della stagione biancoceleste (era accaduto anche con il Bologna): “Il primo rigorista era Floccari, poi c’erano lui e Mauri. Quando ho visto che era così sicuro di tirarlo ho temuto l’errore, invece ha dimostrato sicurezza e senso di responsabilità. Ha fintanto e segnato molto bene”.

La scelta di affidarsi al 4-4-2 ed ai centimetri del ceco, hanno prodotto la prima panchina italiana di Hernanes. Il calendario è fitto di appuntamenti, un turno di stop era necessario: “Gli avevo promesso di inserirlo per almeno 30’, poi gli infortuni di Diakitè e Floccari mi hanno consigliato di aspettare. Poi quando l’ho inserito l’ho schierato a destra, perché non volevo cambiare assetto tattico. La squadra non ha mai sofferto, per la prima volta non abbiamo mai rischiato nulla in difesa”.

Dopo 40’ di Bologna, contro la Fiorentina il neo-arrivato Sculli ha lanciato i primi segnali. Malgrado una tenuta generale ancora approssimativa, è risultato deciso in occasione della seconda rete di Kozak e non solo: “E’ davvero un giocatore importante, se recupera fisicamente ci darà una grossa mano. Sa fare tutto, anche nei rientri, quando ha la palla la gestisce bene. Ora deve solo recuperare la condizione, trovare i ritmi giusti, ma piano piano arriverà anche lui. Vedrete, in Primavera sarà decisivo”.

Scongiurata la crisi, ora lo sguardo è rivolto alla trasferta di Milano, dove Reja dovrà fronteggiare molte defezioni: “Floccari sta male, ha problemi al ginocchio, per Diakitè dobbiamo aspettare la risonanza magnetica di domani. Inoltre c’è Matuzalem che spero di portare almeno in panchina. Non è ancora al 100%, ho preferito non portarlo oggi perché altrimenti avrebbe potuto correre dei rischi. In quella zona di campo ho bisogno di ricambi, perché Brocchi e Ledesma anche oggi hanno fatto gli straordinari. Ledesma nel primo tempo non ha fatto benissimo, ma poi è salito prepotentemente. Questi due sono stati due baluardi davanti la difesa. Spero che recuperino la condizione. Poi c’è Gonzalez che ha corso come un matto, tanto da finire la gara con i crampi. Per il resto avremo problemi in fase offensiva. Oltre a Floccari non ci sarà Rocchi che ne avrà per altri 15 giorni e c’è la squalifica di Zàrate”.

Un quadro clinico preoccupante, ma: “Giocando con lo spirito e la voglia di vincere di oggi possiamo andare a Milano per proporre gioco e per non dare spazi. Loro in avanti sono molto forti, ma se manteniamo questo atteggiamento possiamo spuntarla. Con le grandi abbiamo sempre fatto bene e con le medio-piccole che ci siamo inceppati”.

Fonte:lalaziosiamonoi

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Posted by on Gen 30 2011. Filed under Campionato, News Lazio, Stagione. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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