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Reja a Zarate: “Se è andato all’Inter, non è certo colpa mia…”

Reja a Zarate se è andato all’Inter, non è certo colpa miaROMA – Le parole di ieri di Ruzzi, il nuovo procuratore di Mauro Zarate, hanno scatenato un uragano nel mondo biancoceleste. Il talento argentino che aveva fatto innamorare i tifosi della Lazio al suo primo anno in Italia si è dichiarato pronto per tornare nella Capitale da protagonista: “Vuole riprendersi la sua maglia numero dieci – ha spiegato l’agente – per essere di nuovo l’antagonista di Totti. Ama questa squadra. È stato praticamente costretto a trasferirsi all’Inter, fosse stato per lui non se ne sarebbe mai andato.

Eppure le parole recenti dello Zarate nerazzurro lasciavano intendere ben altro. Nel corso degli ultimi mesi l’argentino ha ripetuto più volte la sua intenzione di restare a Milano e questa dichiarazione d’amore alla Lazio è apparso quasi un ripiego dopo la “bocciatura” dell’Inter. Su chi sarebbe stato a costringere Zarate ad andare via da Roma, poi, Ruzzi non ha usato tanti giri di parole: “Tare e Lotito sono stati molto carini con lui. Quando ne parlano lo definiscono un patrimonio della società. All’interno dello spogliatoio qualcuno non lo voleva. Reja? Non solo lui, anche un gruppo di giocatori. In tutte le prove tattiche dell’ultima preparazione estiva, l’allenatore non lo schierava mai con Klose e Mauro si è sentito avvilito. Per un fanatico del calcio come lui, se comprano un campione come il tedesco e tu non ci giochi nemmeno un minuto al suo fianco, poi, puoi commettere qualche errore”.

Dito puntato contro Reja quindi, colpevole di non averlo mai provato insieme al nuovo acquisto Miroslav Klose. Un atteggiamento che, stando alle parole di Luis Ruzzi, avrebbe indotto Zarate ad accettare il trasferimento all’Inter. Il tecnico goriziano però non è d’accordo con questa teoria: “Preferisco non commentare queste parole. Ci tengo solo a precisare che la scorsa estate ad Auronzo di Cadore io non ho mai tenuto nessuno ai margini e lo stesso Zarate è sempre stato coinvolto in tutte le esercitazioni e gli schemi tattici. Poi logicamente quando ci sono dei nuovi acquisti vanno provati. Davanti avevo a disposizione due giocatori come Klose e Cisse, e li ho sempre schierati insieme nelle amichevoli per provarli. Lo stesso discorso è valso per Lulic. Questo però non significa che gli altri siano stati accantonati, anzi, ho chiesto alla società più amichevoli possibili e alla fine se andate a vedere il minutaggio complessivo era praticamente lo stesso per tutti i componenti della rosa. Per sapere i motivi del passaggio di Zarate all’Inter non dovete chiedere a me, ma alla società e al suo procuratore di quel periodo (Giuseppe Bozzo, ndr)”.

Un ragionamento più che legittimo quello dell’ex allenatore della Lazio. A prescindere dal fatto che il rendimento di Zarate è calato vistosamente dall’anno strepitoso del suo arrivo in Italia, un tecnico è libero di poter schierare in campo chi vuole, a maggior ragione nelle amichevoli precampionato quando c’è da conoscere e plasmare un nuovo gruppo. D’altronde a inizio anno in pochi avrebbero previsto il flop di Cisse, e la squadra costruita dalla società sembrava fatta apposta per potersi schierare, almeno in partenza, con una coppia d’attacco esplosiva composta da Klose e dal francese.Sarebbe poi toccato a Zarate dimostrare di meritare un posto da titolare, cosa che peraltro non gli è riuscita nemmeno all’Inter. Più ombre che luci in nerazzurro: appena 164’ minuti nelle quattro partite tra Coppa e Campionato con Gasperini, 810’ in cinque mesi con Ranieri totalizzando due assist e un gol. Poi con Stramaccioni cambia la musica: nelle ultime 9 partite sotto la guida del tecnico romano Zarate viene schierato inizialmente titolare, ripagando la fiducia con 2 gol e 1 assist. Poi però anche lo “Strama” lo accantona, prima facendolo partire dalla panchina con Cesena e Parma, lasciandolo fuori nel derby e non convocandolo nemmeno per l’ultima decisiva partita contro la Lazio.

Numeri non certo eccellenti, ma con Petkovic adesso Zarate è pronto ad affrontare un’altra sfida. Vuole tornare importante e la Lazio potrebbe essere la sua dimensione ideale con il nuovo sistema di gioco dell’allenatore bosniaco. Messosi alle spalle la polemica sul suo trasferimento all’Inter, e con un anno di esperienza in più sulle spalle, Maurito vuole dimostrare di essere lo stesso giocatore ammirato nella gestione Delio Rossi. Questa volta, però, non ci saranno più alibi.

 Fonte:Repubblica

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