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“Non scherzo”, Luciano Re Cecconi 35 anni dopo. Il film censurato e il libro verità. Intervista all’autore Maurizio Martucci

C’è sempre un tempo per ogni verità. Anche per la morte assurda di Luciano Re Cecconi, ucciso il 18 Gennaio 1977 da un colpo di pistola sparato in una gioielleria romana sulla Collina Fleming. Si disse per colpa di uno scherzo. Ma a 35 anni dalla morte del biondo centrocampista della Lazio Campione d’Italia 1974, un libro inchiesta riapre il caso, andando alla ricerca della verità.

Si intitola Non scherzo, Re Cecconi 1977 (Edizioni Libreria Sportiva Eraclea) ed è  scritto da Maurizio Martucci, autore anche dei libri sulla storia del tifo laziale, su Gabriele Sandri e Vincenzo Paparelli, stelle del firmamento biancoceleste. L’inchiesta verrà presentata Mercoledì 18 Gennaio 2012, nel 35° anniversario della scomparsa di Cecco, in un evento celebrativo promosso da Lazio Family. Ci sarà anche la prima assoluta del film censurato L’appello – Il Caso Re Cecconi, prodotto dalla Rai negli anni ’80.

Il Direttore della Biblioteca del Calcio di Piazza della Libertà e scrittore Maurizio Martucci anticipa l’uscita del suo ultimo libro, svelando i contenuti del film che finora nessuno ha mai visto.

Martucci, perché un’inchiesta sulla morte di Luciano Re Cecconi?

Perché ce n’era bisogno. Una storia strana, controversa, una morte assurda. Gli anni ’70, una Lazio scomoda, la labile tesi dello scherzo finito in tragedia… e poi le clamorose rivelazioni di Gigi Martini, amico fraterno di Cecco, che finora nessuno aveva preso in considerazione…

Quali rivelazioni?

Martini ha avuto il coraggio e il merito di sollevare per primo il dubbio, dopo tanti anni di silenzi, dicendo di non credere affatto alla teoria dello scherzo beffardo. Al campo di Tor di Quinto chiamavano Re Cecconi ‘Il Saggio’: era uno schivo, introverso, non dava facilmente confidenza, tanto più agli estranei. Figuriamoci se poteva inscenare un pericolosissimo scherzo dentro una gioielleria, senza per altro conoscerne il proprietario, ipotizzando di trovarselo armato.

Quindi per 35 anni si è parlato d’altro, mentre lo scherzo non c’è mai stato?

Nel libro ricostruisco minuto dopo minuto la scena del crimine. Faccio emergere tutte le contraddittorietà già nel processo, celebrato e chiuso in soli 18 giorni con l’assoluzione del gioielliere. Ci sono le interviste a figlio e nipote di Cecco, con diversi passaggi di giurisprudenza che fanno capire la genesi di questo particolare caso di cronaca nera…

Che vuoi dire?

Che allora ci si perse nelle nubi degli anni ’70, nel clima d’insicurezza generale degli anni di piombo. Si trattò solo di un tragico equivoco, drammatico, che costò la vita ad un calciatore di 28 anni, nel pieno della sua carriera e nel giro della Nazionale. Nel libro scrivo che Re Cecconi fu la persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Però su di lui, che non poteva più parlare né difendersi, si giocarono troppe partite…

Quali?

… su tutte quella della tutela dei negozianti, di orafi e gioiellieri, all’epoca prede di scorrazzate da parte di terroristi e rapinatori. Re Cecconi venne schiacciato da tensioni sociali esterne, intrise di pregiudizi politici che, riletti con gli occhi di oggi, fanno impallidire solo al pensiero di sostenerle…

Qualcuno quindi sbagliò?

Non voglio accusare nessuno. Nel libro non faccio processi sommari, non sono un giudice ma solo uno scrittore d’inchiesta. Oggi c’è bisogno di capire e rileggere serenamente quell’episodio e quel tormentato periodo storico…

Capitolo film, ‘L’appello – Il Caso Re Cecconi’, prodotto dalla RAI

Ci sono Gigi Martini, Pietro Ghedin che stava con Re Cecconi nella gioielleria, Padre Lisandrini che ne celebrò il funerale e pure il bonario presidente Umberto Lenzini, che con Maestrelli e Sbardella aveva portato Re Cecconi da Foggia a Roma. Addirittura c’è una parte col Generale Coletta, attuale responsabile del settore giovanile laziale. Insomma, è un film pieno di Lazio, l’unico che parla di un pezzo di storia laziale, stranamente oscurato. Mai visto da nessuno…

Come lega il tuo ultimo libro con questo sceneggiato?

Libro e film corrono di pari passo. Nessuno si è mai domandato perché questa pellicola è rimasta censurata per troppi anni. E’ uno sceneggiato prodotto dalla RAI e uscito indenne, nella metà degli anni ’90, da una durissima battaglia legale. Alla fine, alla censura ha prevalso il diritto di cronaca. Ma nessuno ha mai trasmesso, né visto il film…

Perché?

Forse perché mette in luce alcune zone grige che ancora oggi offuscano la verità sulla morte di Re Cecconi. Cecco fu una vittima e basta, non un burlone che se l’era andata a cercare. E non sfidò affatto il destino con un gioco in stile roulette russa. Aveva tutta una vita davanti: a casa l’aspettavano una giovane moglie, un figlio di soli 2 anni e una bimba di appena 6 mesi. Quell’angelo biondo non ha stuzzicato la morte.

E quindi…

… dopo 35 anni è giunto il momento di fare chiarezza. Glielo si deve a lui, alla sua famiglia, agli sportivi e alla gente laziale che ne soffrirono la traumatica scomparsa. E lo si deve pure alla nostra memoria collettiva, in nome della verità…

Intervista a cura di Paolo Lenzi (Presidente Lazio Family)

L’ultimo libro di Maurizio Martucci ‘NON SCHERZO, RE CECCONI 1977’ verrà presentato a mercoledì 18 Gennaio 2012 (dallo stesso giorno, libro nelle migliori librerie) in un evento promosso a Roma da Lazio Family, con la prima proiezione assoluta del film censurato L’APPELLO – IL CASO RE CECCONI. Interverranno numerosi ospiti, i laziali del 1974 e la famiglia Re Cecconi.

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Posted by on Gen 3 2012. Filed under Curiosità, News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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