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Milan-Lazio, una grande sfida. Allegri rischia

Milan-Lazio, una grande sfida. Allegri rischiaCome ogni anno, si auspica un campio­nato diverso dal prece­dente. L’attesa del No­me Nuovo che mandi tutto a carte quarantot­to e provochi uno scon­quasso è una costante di ogni vigilia, stavolta dilatatasi a dismisura. Ma asfissiante è la ra­gnatela tessuta dai soli­ti padroni del vapore: chi tenta di lacerarla ne resta quasi sempre prigioniero. Non è un caso che, dall’alba del 2000 a oggi, dieci scu­detti siano stati distri­buiti tra Milano e Tori­no e soltanto due siano finiti altrove: uno alla Lazio, uno alla Roma. Nella scorsa stagione, a sparigliare le carte ci ha provato il Napoli, piazzatosi lodevolmen­te terzo, a dodici punti dal Milan e a sei dal­l’Inter. Ma le colonne d’Ercole costituiscono un limite invalicabile, se lassù, dal loro Olim­po, gli dei del calcio non ti prendono in sim­patia.

Intanto, di stupidamente diverso c’è già un fatto piuttosto desolante: la giornata inaugurale del torneo 2011-2012, che sfo­cerà negli Europei ucrai­no- polacchi, non sarà – per sciopero dei calciatori o serrata dei presidenti, fa­te voi – la prima del calen­dario, ma la seconda. Il che procurerà danni e vantaggi. Non sarebbe stato più opportuno uno slittamento delle date? Per la Lazio – ma è solo un esempio – una cosa è co­minciare in casa contro il Chievo, un’altra a San Siro contro i Campioni d’Italia. Sembra un campionato impoverito, specie se lo si confronta con quelli che in Europa fanno tendenza: l’inglese, lo spagnolo, il te­desco, il francese. Tra partenze e arrivi, il nostro calcio ha denunciato sul mercato internazionale un saldo tecnico negativo. Del resto, la fase di reces­sione che attraversiamo è testimoniata in maniera palese dalla precoce eli­minazione della Roma e del Palermo dalle Coppe e dalla riduzione del nume­ro delle nostre squadre ammesse alla futura Champions League: da quattro a tre. Una boccia­tura che se da un lato se­gnala la diminuita compe­titività a livello europeo del calcio italiano, dall’al­tro avrà un risvolto positi­vo nelle vicende di cam­pionato, perché renderà più aspra e incerta la lotta tra chi aspira a entrare nella Triade Eccellente che potrà frequentare la Coppa più nobile e ricca. Perché stentiamo a tene­re il passo del resto d’Eu­ropa? Perché corriamo di meno, perché da troppo tempo ci siamo adagiati sugli allori, perché sotto
Dl’aspetto tattico siamo ri­masti al falso offensivi­smo, fumo negli occhi per i gonzi. ue allenatori sono stati licenziati prima del fa­tidico ‘via’: Roberto Dona­doni dal Cagliari, Stefano Pioli dal Palermo. Ci si po­teva scommettere. Ma sia per quanto riguarda il Ca­gliari, sia per quanto ri­guarda il Palermo, il cine­matografo delle panchine non finisce qui: se ne ri­parlerà fra qualche mese. Torna in Serie A, dopo ol­tre mezzo secolo, il Nova­ra, che fa parte dello stori­co ‘ quadrilatero piemon­tese’ completato da Casa­le, Pro Vercelli, Alessan­dria, squadre che hanno lasciato tracce indelebili nella storia del calcio ita­liano. L’Atalanta, neo-pro­mossa, si avvierà con un handicap di sei punti, che non sono pochi: faticherà a mantenersi in bilico. Favorito? E’ la domanda d’obbligo che viene indi­rizzata al cronista, nella maliziosa speranza che scivoli sulla risposta. Ma è nostro mestiere fare pronostici, perché solo chi non li fa non li sbaglia mai. Un anno fa, scrivem­mo di fare molta attenzio­ne al tandem Ibrahimo­vic- Pato, che non ci ha tra­diti, perché con i suoi 28 gol, da aggiungere ai 14 di Robinho, ha contribuito non poco alla conquista del diciottesimo scudetto milanista. Va sottolineato che il Milan non ha vanta­to l’attacco più prolifico ( lo è stato quello dell’In­ter), ma la miglior difesa. E ciò significa efficienza tattica, equilibrio tra i reparti, senso del risulta­to. Dunque: se credeva­mo nel Milan di ieri, an­cor più crediamo nel Mi­lan di oggi.

Allegri può contare su un impianto di gioco collau­datissimo, al contrario di un Gasperini, di un Conte, di un Luis Enrique, che devono ricostruire Inter, Juventus e Roma secondo idee e moduli rinnovati e rinnovabili. Ben solido e maturato è invece il Napo­li, alla stregua della Lazio, che ha privilegiato l’espe­rienza alla gioventù, an­che in questo contraddi­stinguendosi dalla Roma, che ha imboccato la stra­da opposta, facendo bene, a nostro sommesso pare­re, perché non si può cam­pare di rendita, all’infini­to, ‘di solo Totti’.
Eallora? Allora, Milan in ‘ pole position’ davanti a Inter e Napoli. Ma intri­gano la Lazio e la Juve, mentre hanno perso qual­cosa l’Udinese e il Paler­mo, sempre capaci, però, di una ‘ mandrakata’. Il Milan ha un gioco sempli­ce, ben definito sulla lava­gna e sul campo: come tutti gli allenatori di stir­pe toscana, il livornese Al­legri bada al sodo, senza guardare in faccia nessu­no. Da giocatore era un po’ ‘tacco e punta’, da allena­tore ha capito che non ba­sta un talentuoso primo violino a mascherare le stonature di un’orchestra. E ha saputo provvedere. Proprio il Milan aprirà stasera le danze, ospitan­do la Lazio: grande partita che avrebbe meritato una collocazione più autunna­le che estiva. Di qua Ibra e uno tra Cassano e Pato con il sostegno del multi­forme Boateng, di là Klo­se, Cisse, Hernanes. Non ci provi, il Milan, a scher­zare con il fuoco.

Fonte: Il Corriere dello Sport

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Posted by on Set 9 2011. Filed under Campionato, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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