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Legge sugli stadi, on. Barbaro: “C’è l’accordo, possiamo chiudere la prossima settimana”

Legge sugli stadi, on. Barbaro: Nella seduta di giovedì della VII Commissione permanente della Camera(Scienze, Cultura e Istruzione, ndr),abbiamo constatato che, dopo mesi di empasse c’è finalmente l’accordo per licenziare il testo, probabilmente già la prossima settimana. I vincoli restano, il Governo oggi ha presentato due emendamenti che va incontro alle esigenze e alle richieste di tutti i gruppi. Come promesso, quindi, prima della chiusura estiva del Parlamento licenzieremo un testo atteso da tutto il mondo sportivo. Per i successivi passaggi istituzionali, servirà circa un mese, quindi per la fine di settembre dopo quasi 15 mesi di lavori avremo finalmente una nuova legge per favorire la costruzioni di nuovi impianti sportivi e, soprattutto, di stadi moderni e che vanno incontro alle esigenze dei tifosi. E il testo che sarà varato terrà conto della salvaguardia del territorio, del rispetto delle regole urbanistiche, della competenza degli enti locali e della possibilità per chi decide di investire nell’impiantistica sportiva di rientrare in qualche modo dell’investimento fatto”.
Lo avevamo anticipato ieri e le parole dell’on. Claudio Barbaro, relatore insieme all’on. Lolli della “Legge sugli stadi” lo confermano:  la legge è arrivata finalmente alla fine del suo lunghissimo iter, iniziato addirittura nel 2009. Oramai c’è l’accordo sul testo finale che sarà decisamente diverso da quello approvato un anno e mezzo fa dal Senato, che lasciava spazio sia alla possibilità di dar vita ad una sorta di speculazione selvaggia che alla possibilità di costruire impianti praticamente ovunque, aggirando o scavalcando addirittura vincoli di natura archeologica o idrogeologica. Un testo la cui approvazione aveva provocato una vera e propria alzata di scudi da parte delle associazioni ambientalistiche, di tutta l’opposizione ma anche di molti parlamentari della maggioranza. Un’alzata di scudi che ha portato alla reintroduzione nel testo di tre righe in cui si conferma l’impossibilità da parte di chi vuole costruire nuovi impianti dell’impossibilità di aggirare tramite il percorso agevolato previsto dalla nuova legge dei vincoli già esistenti in tema storico, archeologico e idrogeologico. E proprio su quelle tre righe si è scatenata una vera e propria battaglia durata mesi, tra chi considerava inutile quella conferma sul rispetto dei vincoli e chi, invece, considerava fondamentale ribadirla nel testo, per evitare ogni possibilità di aggiramento delle regole esistenti e di costruzione selvaggia nel nome dello sport o del Dio pallone. O meglio, con la scusa dello sport e del calcio.
Alla fine, i vincoli saranno confermati, perché nessuno si vuole assumere la responsabilità di dar vita con questa legge ad una speculazione selvaggia. Non ci saranno paletti fissati dalla legge per quel che riguarda le cubature delle opere di carattere abitativo e commerciale annesse alla costruzione dei nuovi impianti, ma solo un’indicazione ai Comuni sui parametri da adottare, in rapporto all’investimento fatto. Non sorgeranno, quindi, nuovi quartieri con la scusa dello stadio e la scelta dei terreni dove costruire spetterà nella maggior parte dei casi ai Comuni, a meno che dai privati intenzionati a costruire non vengano presentati progetti ambientalmente e urbanisticamente compatibili, su zone già edificabili e non soggette a vincoli tali da dover richiedere delle deroghe. Niente nuovi stadi o nuovi palazzi dello sport in zone a rischio esondazione o su terreni soggetti a vincoli storici e archeologici. Sia il progetto dello stadio della Roma presentato due estati fa da Rosella Sensi che quello della Lazio per cui si batte da anni Lotito, restano validi ma solo se le società accetteranno di costruirli su terreni diversi da quelli indicati (zona Aurelia la Roma, zona Tiberina la Lazio), poiché entrambi soggetti a vincoli, sia pure di diversa natura.
Con il via libera della legge, si sblocca di fatto un progetto di costruzione e di rimodernamento degli impianti sportivi italiani atteso da anni, un affare stimato dalla “StageUp-Sport & Leisure Business” in 8 miliardi di euro, che nei prossimi anni potrebbe produrre circa 85.000 nuovi posti di lavoro. Gli stadi sono una “necessità”. Per capirlo basta pensare che in questa stagione le 20 società di serie A hanno giocato in 17 impianti che, interventi di ristrutturazione a parte in occasione dei Mondiali del 1990, hanno un’età media di 67 anni. Stadi vecchi e scomodi al punto che l’indice medio di riempimento degli impianti nel campionato di Serie A è sceso al di sotto del 50%, mentre in Spagna e in Inghilterra siamo al 75% e in Germania in questa stagione si è arrivati a sfiorare l’85%. Quindi, bisogna far presto. Palermo, Cagliari, Siena e Fiorentina aspettano solo l’approvazione della legge per presentare i progetti ai rispettivi comuni, contando sul nuovo testo per accelerare i tempi burocratici che ad oggi di media sono stimati in 8 anni tra presentazione della richiesta e costruzione dello stadio.
Stadi sì, quindi, con palchi VIP (sono 106 per 1200 posti, ad esempio, dentro l’Allianz Arena), negozi e ristoranti all’interno (sul modello di quello appena costruito dalla Juventus), ma senza la necessità di costruire villette e interi quartieri intorno. Basta guardare la foto dell’Allianz Arena per capire quale deve essere il modello di riferimento. Quel “modello alla tedesca” indicato sia dal presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, che dal Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Rocco Crimi, come esempio vincente da seguire. Intorno al nuovo stadio del Bayern Monaco, non è sorto un nuovo quartiere, non ci sono né ville né appartamenti. E neanche centri commerciali. C’è lo stadio, dove si utilizza la “Allianz card” ricaricabile per pagare qualsiasi cosa all’interno dell’Allianz Arena, quindi senza la necessità di portare soldi o carte di credito. Basta quella. Ed è bastato il solo stadio concepito in questo modo per far crescere negli ultimi anni il fatturato del Bayern Monaco, che è quasi raddoppiato dal 2006 a oggi. Al punto che oggi la società bavarese è il quarto club più ricco del mondo, stando allo studio “Deloitte Football Money League per l’anno 2009-2010”. Al primo posto c’è il Real Madrid con 483,6 milioni di euro, davanti al Barcellona con 398,1 milioni. Al terzo posto c’è il Manchester United con 349,8 milioni. Poi, come detto, il Bayern Monaco con 323 milioni, l’Arsenal con 274,1 milioni e il Chelsea con 255,9 milioni di euro. I primi tre club italiani sono il Milan (7° con 235,8 milioni di euro di fatturato), l’Inter (9° posto con 224,8 milioni) e la Juventus (10° posto con 205 milioni di euro). La Lazio, tanto per fare un esempio a noi vicino, supera di poco gli 80 milioni di euro di fatturato. Da notare, che Arsenal e Bayern Monaco sono salite al quarto e quinto posto di questa classifica dopo la costruzione dell’Emirates Stadium (costo 390 milioni di sterline) e dell’Allianz Arena (costo 340 milioni di euro), inaugurati entrambi nel 2006. Solo degli stadi, è bene ribadirlo, visto che qui in Italia è su quello che dovrebbe nascere nei pressi dei nuovi impianti che ruota l’intera vicenda e che si è impantanata per mesi quesa “Legge sugli stadi”.

Fonte:sslaziofans

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Posted by on Lug 15 2011. Filed under Curiosità, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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