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Le «small cap» tengono nella tempesta di Borsa – La Lazio primeggia

Le «small cap» tengono nella tempesta di Borsa – La Lazio primeggia, LAZIO +26% A PIAZZA AFFARI DALL'11 LUGLIOQuando una squadra di calcio – in ritiro fino all’altro ieri – è in testa alle classifiche dei migliori titoli del listino milanese dall’esplosione della tempesta su Piazza Affari, c’è di che preoccuparsi. Non certo per la bontà o meno dei bilanci, o per i risultati calcistici di là da venire (tra l’altro), ma vedere la Lazio con quel guadagno del 26% dallo scorso 11 luglio in cima ai titoli salvati dal disastro fa quasi sorridere.
Ci si affida a quanto di più volatile e aleatorio (il calcio quotato) pur di non affondare. E la Lazio regina del listino la dice lunga sullo stato di salute, o meglio di cattiva salute del mercato milanese.
Anche perché è qui il paradosso tocca punte sublimi, la Lazio non è sola. Anche le altre quotate del pallone italico si sono comportate bene: la Juventus ha portato a casa un +2,92% in poco meno di due mesi, quelli terribili per Piazza Affari, e la Roma ha segnato un +1,43%. C’è di che consolarsi davvero. Vuol dire che l’ondata di vendite o meglio il vero e proprio panico è stato davvero generalizzato. Una sorta di virus violento che ha contagiato tutto e tutti. E non è causale non trovare quasi nessun titolo delle blue chip tra chi l’ha scampata.
I colossi del mercato, banche in testa e industriali a seguire sono stati letteralmente buttati a mare dall’inizio della tempesta.
L’unica blue chip, esclusa Bulgari che non fa testo dato che è sotto l’effetto calmieratore del prezzo dell’Opa lanciata da Lvmh, è Mediobanca. L’istituto di Piazzetta Cuccia limita i danni con quell’impercettibile 0,16% ma comunque in territorio positivo, grazie al suo essere banca sui generis. Depone a favore dell’istituto la tradizionale e strutturale solidità patrimoniale che la distanzia in meglio dalle altre banche e che ha fatto argine alla zavorra costituita dalle partecipazioni finanziarie, Generali in testa.
Per il resto poco o nulla e di difficile lettura analitica. Oltre alla triade del calcio hanno mantenuto segno positivo solo 12 titoli, un’inezia su un listino di oltre 230 titoli. Da lì in poi è una sequela di segni negativi: dalla piccola Cia (-0,04%) alla pericolante per vizi di gestione e bilanci pericolanti Cogeme Set (-53% dall’11 luglio). E con il listino generale, il Ftse/All Share che ha perso il 21,6% in meno di due mesi, chi ha fatto meglio sono per lo più titoli di bassa capitalizzazione e tendenzialmente di basso interesse nei momenti di normalità del mercato. Con poche eccezioni come la Campari che ha perso solo l’1,79% e poi Telecom Italia e Autogrill che hanno limitato le perdite rispettivamente al 7,7% e all’8,2%.
Gli altri scampati alla furia del mercato sono nomi che dicono poco ai grandi investitori e anche ai piccoli azionisti. Hanno retto le Bonifiche Ferraresi (+0,29%); la piccola Cembre (+8,3%); Fullsix e Damiani. Tra le banche la Popolare di Sondrio, Carige, il Banco di Desio e Banca Profilo hanno di fatto retto. Così come Gemina, Cad.it, Gefran e Reply hanno tenuto botta. E in fondo una spiegazione la più banale la si può trovare. Di fatto hanno evitato le forti correnti di vendita, titoli che non sono di fatto seguiti dai grandi investitori professionali, in particolare dai fondi comuni a gestione passiva. Questi replicano l’indice e tendono a non comprare titoli a bassa capitalizzazione e basso flottante per problemi di liquidità. Mai stare per un gestore su titoli da cui è difficile uscire in qualsiasi momento. Loro, i gestori professionali, hanno finito per vendere le blue chip: banche, assicurazioni e poi titoli ciclici anche in buona salute sotto l’aspetto dei conti, come le Pirelli e le Tod’s, solo per citarne alcuni, scontando fin da ieri il rallentamento della crescita. Nell’aleatorietà delle scelte bizzarre del calcio nostrano, spiccano solo tre titoli che non solo si salvano dalla bufera estiva, ma sono positivi da inizio anno e sono Cembre, Fullsix e Damiani. Per Damiani fanno premio i mercati di sbocco, i paesi del lontano oriente dove la crescita non è venuta meno. Per Cembre piccola multinazionale tascabile i risultati lusinghieri con un balzo dei ricavi di oltre il 40% negli ultimi due anni.

Fonte:ilsole24ore

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