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Lazio, Reja merita la conferma?

LAZIO REJA MERITA LA CONFERMA?, LA LAZIO HA PROPOSTO A REJA IL RINNOVO DEL CONTRATTOLotito considera scontato il suo rinnovo ma ora è in bilico anche l’Europa League.

Quindici mesi di lavoro fantastico, la delusione per tre sconfitte di fila nel momento decisivo per entrare in Champions, le sviste arbitrali e le incertezze di Reja. La Lazio s’è smarrita sul più bello, è tornata piccola quando poteva diventare grande, sembra come se avesse avuto paura di volare. I tifosi a Udine hanno contestato Reja, che già era stato criticato per aver perso quattro derby di fila, una macchia difficile da cancellare per il popolo biancoceleste. Lotito lo considera confermato per la prossima stagione, non l’ha mai discusso e per essere chiari gli ha proposto il rinnovo già da diversi mesi. Qualche incertezza, però, si è creata. Reja ha rinviato la firma alla fine della stagione. La società gli aveva chiesto di tornare in Europa. Se la Champions dovesse sfumare, con il quinto o il sesto posto avrebbe lo stesso onorato il mandato di inizio stagione. Ma dopo queste tre sconfitte è tornata parzialmente in discussione l’Europa League, dipenderà dalla rincorsa della Juventus, che otto giorni fa ha vinto all’Olimpico. E’ difficile giudicare questa Lazio, è legittimo chiedersi se Reja merita o meno la conferma sulla panchina biancoceleste. Apriamo il dibattito cercando di individuare i motivi dominanti. Proseguiremo oggi attraverso un sondaggio popolare sul nostro sito internet.

LA SITUAZIONE

Il club gli ha già proposto da mesi il prolungamento, Edy ha rinviato l’incontro per la firma a fine maggio

PERCHE’ NO

Troppa paura di vincere nelle partite importanti L’Olimpico non sogna

 

ROMA – Tre sconfitte di fila con Inter, Juventus e Udinese: il tri­plete del suicidio. Appena venti giorni fa, la Lazio aveva l’oppor­tunità di giocarsi in volata il se­condo o il terzo posto in classifi­ca. Ci voleva molto impegno per perdere la Champions League. Reja – nonostante il rigore nega­to a Floccari, gli episodi sfortu­nati e alcune assenze pesanti – se l’è giocata malissimo e ora ri­schia addirittura di restare fuori dall’Europa. Basta rivedere il film degli ultimi 270 minuti ( di cui 85 in superiorità numerica) per scorgere i suoi errori, che non possono essere spiegati sol­tanto con l’infortunio di Radu. Hernanes su Maicon a San Siro, Garrido lasciato solo davanti a Isla, Floccari sulla fascia sinistra, Kozak mai titolare, il balletto continuo di modulo e uomini sono peccati evidenti anche per un al­lenatore abituato a difendersi, abile nella contrapposizione a specchio, quasi mai a proporre gioco. Reja ha perso sul suo terre­no preferito, forse perché condi­zionato, ha smarrito lucidità nel­le scelte e tradito paura nel mo­mento decisivo della stagione. Ha pesanti responsabilità il tecnico friulano, che mai si era misurato a questi livelli. Ha esperienza di serie B e di salvezze, non era mai stato in testa alla classifica o nel­le prime quattro. Un limite emer­so con chiarezza nelle ultime set­timane.

DERBY –E’ stata la Lazio a fallire il salto di qualità o il suo allenato­re? Forse tutte e due le compo­nenti, ma le colpe di Reja appaio­no nitide. Nel girone d’andata la squadra biancoceleste aveva di­mostrato di essere competitiva con tutte le big, nel ritorno ha avuto un rendimento opposto e prima ancora del trittico decisivo ha perso con Napoli e Roma. Quasi tutte le partite importanti sono state sbagliate, quattro der­by di fila persi da Reja partendo dalla passata stagione sono una macchia indelebile per i tifosi e oggi un’onta da rileggere in modo diverso, perché la serie negativa esprime il senso di inferiorità mai colmato attraverso il corag­gio, un calcio propositivo, la vo­glia di schiacciare la Roma. Delio Rossi, con una squadra e un orga­nico decisamente inferiore a quello di Spalletti, ha vinto tre volte il derby sulla panchina del­la Lazio, ma soprattutto ha rega­lato all’Olimpico nottate di gran­de calcio. Emozioni indispensa­bili per un pubblico e una piazza che non riescono a sognare da troppi anni.


PAURA –
Reja ha portato esperien­za e buon senso, ma non entusia­smo, il suo calcio è stato apprez­zabile, quasi mai travolgente. Il sogno è stato strozzato dalla pau­ra di vincere, ecco perché non può essere confermato. Quest’an­no la Lazio ha vinto una sola par­tita ( a Catania) con tre gol di scarto. Non c’è quasi mai stata una vittoria che non sia stata sof­ferta sino all’ultimo minuto. Dal punto di vista tattico, Edy non ha convinto. E’ un allenatore che sa sviluppare bene il 3-5-2, è passa­to alla difesa a quattro con suc­cesso, ma in attacco si è affidato ai colpi dei singoli, non c’è mai stato uno spartito definito. Aven­do due soli centrocampisti con il cambio di passo (Mauri e Gonza­lez senza la stessa qualità) e con una squadra nel complesso stati­ca, ha pensato solo a sistemare l’assetto difensivo ed a protegge­re Muslera, ma non ha proposto soluzioni offensive convincenti.

SCELTE –Hernanes e Zarate, gli uomini di maggior classe, si sono trasformati in un equivoco. Il tec­nico ha impiegato quasi un anno a capire l’argentino, nelle ultime settimane utilizzato stabilmente in attacco. Il brasiliano doveva essere un punto di riferimento certo nel gioco d’attacco e invece è stato sostituito diciotto volte in 33 partite da titolare e spesso è stato costretto a cambiare posi­zione, perché è difficile renderlo compatibile ad un 4-4-2 da cam­pionato italiano. Lo stesso Kozak, nonostante l’esplosione tra gen­naio e febbraio, negli ultimi due mesi è stato lasciato troppo spes­so in panchina. Eppure sul cam­po stava dimostrando di essere più in forma di Floccari. Reja, pe­rò, non se l’è sentita di cambiare le gerarchie, finendo per restare schiacciato dalla sua stessa for­za, quella di legarsi in modo in­dissolubile ai giocatori di punta del gruppo.

 

Fonte.corrieredellosport

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Posted by on Mag 10 2011. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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