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Lazio-Lotito, 10 anni di presidenza

Lazio-Lotito, 10 anni di presidenzaHa allontanato i tifosi dallo stadio

«Ho cacciato i mercanti dal tempio» urlava otto anni fa, all’epoca della prima grande spaccatura con la Curva Nord. Lotito denunciava ricatti, l’interruzione dei privilegi e il taglio di rifornimenti dei biglietti, una cattiva abitudine per tanti club di serie A e mai dichiarata apertamente. Posizioni scomode, coraggiose e che da tempo lo costringono a vivere sotto scorta per disposizione del Prefetto. Battaglie giudiziarie, non ancora terminate nelle aule di Piazzale Clodio, esposti e controdenunce degli stessi che lo avevano affiancato nella corsa con Tulli per l’acquisizione della Lazio e anche sotto l’Agenzia delle Entrate per raggiungere il traguardo della transazione. Nell’inverno 2006 si era dovuto difendere dal tentativo di scalata di Chinaglia, che poi si sarebbe rivelato senza consistenza e persino accompagnato dall’ombra dei Casalesi. Nello scorso inverno, dopo un anno e mezzo di tregua e di convivenza spesso sul filo, è riesplosa la crisi. Gli chiedono di andarsene, di “liberare” la Lazio. E la sparuta minoranza, come spesso l’ha definita Lotito, s’è trasformata nella stragrande maggioranza dei tifosi. Il 23 febbraio, in occasione della partita con il Sassuolo, lo hanno contestato in 40 mila come non era mai accaduto in dieci anni. Perché lo contestava anche la tribuna Monte Mario. Dentro c’era tutto il malessere del popolo biancoceleste: dagli ultras alle famiglie, a professionisti e impiegati stanchi di vedere la Lazio nel limbo, ma anche e soprattutto di sentirsi presi in giro, perché quando è il momento di tornare a sognare Lotito si ferma. Il campione se ne va e se aspetti il colpo a gennaio per inseguire la Champions vedi arrivare Alfaro, Saha e Postiga. In tre non hanno sommato un gol e neppure cinque presenze. Roba da vergognarsi se poi chiedi soldi, sostegno e pazienza alla gente. Perché il punto, la vera ragione della spaccatura, non è semplicemente il risultato sportivo.

IL SILENZIO. I tifosi ci sono sempre stati, anche quando la Lazio rischiava di retrocedere in C e giocatori come Podavini e Filisetti erano idoli. No, il problema è che tanta gente non si sente rappresentata dal presidente, dai suoi modi aggressivi, dalla predisposizione al litigio. Chi era a Varsavia, alla fine di novembre, non ha dimenticato il silenzio e l’assenza di Lotito nelle ore successive a un fermo di massa, del tutto inconsueto ed esagerato rispetto ai fatti realmente accaduti. E neppure che pochi mesi fa, parlando genericamente di curve, Lotito ha fatto riferimento a prostituzione e spaccio di droga. Oggi sta cercando di cambiare strategia, parla quasi esclusivamente attraverso i comunicati, ne esce uno al giorno. Chiede, dopo dieci anni, di ripartire tutti insieme. E sta cercando il sostegno della Curva Nord. La gente ancora non gli crede.

Calciatori e agenti: le sue cause infinite

Le guerre infinite, contro tutto e tutti. Le cause multiple (perse più che vinte, attaccano gli accusatori) affidate all’avvocato Gentile, impegnatissimo in questi dieci anni quanto e forse più di Lotito (è uno dei rimproveri mossi dai tifosi). E poi le diatribe contrattuali con i giocatori per i rinnovi (alcuni gioielli sono stati persi a parametro zero), i litigi con i procuratori (con annessa minaccia di denuncia per estorsione), infine il campo-gabbia di Formello. Lotito oggi dice di essere cambiato, saranno i prossimi anni a dire se il cambiamento è stato reale o meno. Nei primi dieci anni laziali è come se avesse avuto un bisogno quasi fisico di trovare sempre un nemico, un avversario, una battaglia da combattere tra giustizia sportiva e ordinaria.

I giocatori. La causa contro Zarate (Lotito ha chiesto un risarcimento danni milionario dopo che l’argentino si è svincolato avviando un’azione per mobbing) è l’ultima guerra scatenata dal presidente nei confronti di uno dei suoi giocatori. I pupilli spesso si sono trasformati in nemici. E son costati milioni su milioni. E’ successo con Pandev, reo di non aver rinnovato il contratto (si svincolò tramite un lodo arbitrale e per la società fu un bagno di sangue). Per un pelo non è accaduto lo stesso con Ledesma. L’elenco è lungo: si sfiorò la guerra con Valon Behrami (inizialmente utilizzò l’articolo 17 della Fifa, poi s’accasò al West Ham). Come dimenticare gli altri casi contrattuali: Sereni nel 2005, Giannichedda, Liverani, Mutarelli, Manfredini, Stendardo, Bonetto, Cavanda, Diakitè, Stendardo e De Silvestri (l’unico, forse, partito senza subire punizioni eclatanti). Fino a qualche tempo fa chi non rinnovava o rifiutava la cessione finiva fuori squadra, trovava spazio nel campo-gabbia di Formello (definito così per via delle recinzioni). E tali decisioni venivano spacciate per scelte tecniche.

Calciopoli e aggiotaggio. Lotito ha combattuto in ogni sede: in Lega per gli incassi di Supercoppa o per i diritti tv, con il Coni e la vecchia gestione Petrucci (per due anni) perché il canone e le condizioni d’affitto dell’Olimpico non erano quelli giusti. E con l’associazione calciatori per il contratto collettivo (molte guerre furono scatenate dalle sue punizioni).
Nei dieci anni di Lotito è archiviato anche il caso Calciopoli: le telefonate fatte per chiedere tutela dopo certi arbitraggi costarono alla Lazio 30 punti di penalizzazione e la partecipazione alla Coppa Uefa. Nel libro “nero” ci sono le accuse di aggiotaggio. E’ recente la sentenza della Cassazione: reato estinto per prescrizione, niente ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità pubblica, conferma dell’accusa per omessa alienazione di partecipazioni. Una delle ultime battaglie in corso riguarda la possibile decadenza di Lotito da presidente della società e dalle cariche federali. E’ stata chiesta da alcuni suoi accusatori, ma la Figc ha detto no. Prima di tutto, alla luce delle disposizioni della Cassazione, tocca di nuovo alla Corte d’Appello pronunciarsi per determinare la pena che dovrà scontare il presidente.

Mai il salto di qualità I campioni vanno via

In 114 anni di storia la Lazio ha vinto soltanto due scudetti. Prima e dopo sono state spesso sofferenze. Lotito in dieci anni ha mantenuto mediamente la squadra biancoceleste tra il settimo e l’ottavo posto della serie A. Ha spesso mancato il salto di qualità, l’ultimo passo per rientrare stabilmente tra le grandi, come era accaduto sotto la gestione Cragnotti prima di pagarne le conseguenze sotto forma di disastro finanziario. Ha rinunciato al sogno, si è accontentato di vivere nel limbo. E spesso a gennaio, invece di rinforzare la squadra, ha sfoltito l’organico e cercato di recuperare dei soldi, pensando al bilancio. Una logica corretta ma in contraddizione con l’andamento del campionato e con le richieste dei tifosi. Reja, per due anni di fila, ha fallito l’ingresso in Champions perché nel ritorno ha dovuto fare a meno di Klose e gli mancava un’alternativa di livello. Nell’ultima stagione, subentrando a Petkovic, è riuscito a scalare la classifica, ma ha fallito la qualificazione all’Europa League per due punti. Ceduto Hernanes, sono arrivati in prestito due comparse come Kakuta e Postiga. Solo il lancio di Keita e il recupero di Mauri hanno permesso alla squadra di mantenersi in quota.

SENZA UN PROGETTO. Il punto è un altro. La vera critica che si può muovere a Lotito è quella di non aver ancora saputo costruire un progetto capace di resistere nel tempo. Hernanes nel 2010 aveva lasciato il San Paolo e scelto la Lazio con il proposito dichiarato di lottare per lo scudetto. Il Profeta ha segnato 30 gol in 100 partite di campionato, è cresciuto sino al punto di meritare la convocazione per il Mondiale in Brasile: quando ha capito che di più non avrebbe potuto realizzare in maglia biancoceleste, se n’è andato all’Inter. Per guadagnare e giocare in Champions, Kolarov chiese la cessione e venne acquistato dal City di Mancini. Stesso discorso per Lichtsteiner: voleva vincere lo scudetto e ha sposato la Juve. Questi sono solo tre casi, ma il tema non è mai passato d’attualità. Oggi i tifosi si interrogano e cercano di sapere se Candreva resterà o verrà ceduto. L’altra preoccupazione è legata Keita e al timore che tra uno o due anni possa spiccare il volo per diventare un top player con un’altra maglia. La prossima sfida di Lotito e Tare, che devono confrontarsi con un fatturato inferiore alle big, è questa. Trovare nuove risorse finanziarie, alzare il livello della squadra attraverso la valorizzazione dei talenti cresciuti a Formello, e ridurre al minimo le scommesse. Nel rapporto qualità-prezzo sono riusciti a realizzare colpi incredibili (Klose, Keita, Lulic, Candreva tanto per ricordare gli ultimi) e nello stesso tempo sono scivolati in alcune operazioni assai discutibili. Ci può stare. Ora abbassare il rischio di impresa dovrebbe essere un obbligo.

Fonte:corrieredellosport

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Posted by on Lug 19 2014. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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