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Lazio, il miracolo del gruppo

Lazio, il miracolo del gruppoAdesso è proprio vero. Mancano dodici “finali” al termine del campionato. Una distrazione o un passo falso potrebbero risultare fatali per le ambizioni di ogni squadra. La Lazio ha incassato con largo anticipo e per il secondo anno consecutivo la supremazia cittadina – salvo tracolli o resurrezioni al momento impensabili – grazie a una doppietta nel derby che non le riusciva dagli anni d’oro di Cragnotti. Per la Lazio gli ultimi nove giorni sono stati la sintesi del brutto e del bello che può capitare a una squadra: dall’incertezza su chi avrebbe guidato la squadra contro la Fiorentina, agli osanna nei confronti di Reja dopo il trionfo nel derby. Davvero la Lazio non si è fatta mancare niente per complicarsi la vita, per mettere alla prova fegato e coronarie dei suoi tifosi. E’ così da settembre, dalle prime dimissioni del tecnico friulano. Poi sono cominciati gli infortuni in serie, accompagnati dalle pesanti, insopportabili indiscrezioni sul calcio sporco.

Nel mezzo: qualche sconfitta di troppo, un mercato di gennaio che, anziché rafforzare, ha indebolito la “rosa” e le nuove dimissioni di Reja, la rottura e poi la tregua con i dirigenti. Infine: l’apoteosi nel derby. A un prezzo salatissimo, ma – come si dice – la gioia è ancora più bella quando arriva grazie a sacrificio e sofferenza. Il senso di liberazione e di felicità allo stato puro era esaltato da quella corsa pazza e interminabile di Reja al fischio finale: sciarpa biancoceleste al vento e sorriso da bambino, abbracci e baci, commozione e grinta da vendere… Ancora più importanti sono state le sue dichiarazioni del giorno dopo, rispettose nei confronti delle avversarie dal quarto posto in giù, ma di rinnovata, grande ambizione. Reja ha alzato l’asticella: è con le prime due della classe che la Lazio deve misurarsi, ora che la distanza dal Milan è inalterata e che quella dalla Juventus si è accorciata di due punti (in attesa del recupero di domani a Bologna). Insomma, niente smargiassate, ma nessun appagamento per quanto fatto finora.

Le dodici “finali” dovranno impegnare tutte le energie della squadra: titolari, convalescenti e “panchinari”. E’ stato molto significativo vedere Rocchi ed altri infortunati abbracciare i compagni e, con loro, tutti i tifosi sotto la metà biancoceleste dell’Olimpico. E’ il miracolo più importante realizzato da Edy Reja: essere riuscito a compattare i giocatori coinvolgendoli tutti nell’impresa.

E’ un uomo fortunato, il tecnico goriziano? Probabilmente sì, nei momenti decisivi. Ma le prove positive offerte dai rincalzi sono anche merito suo. Garrido, Scaloni e altri non si sono mai sentiti esclusi dall’avventura, così come i titolari (tanti, troppi) fermi ai box oggi gioiscono perché la loro assenza non ha determinato catastrofi irreparabili. Certo, è fortunato Reja, perché la partenza di Cisse lo ha spinto a riportare Klose al centro dell’attacco. Lo spazio a disposizione di Hernanes è aumentato a dismisura, al pari della sua condizione. E il rientro di Mauri è stato reso più agevole dalla cessione di Sculli e, anche, dall’acciacco temporaneo di Lulic. Sapete che vi dico? Che è stato tutto occasionale, fortuito e casuale. Che non ci sono stati né acume, né maestria, né saggezza. E soprattutto nessun progetto…

Fonte:corrieredellosport

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Posted by on Mar 6 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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