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La rinascita di Federico Marchetti

La rinascita di Federico MarchettiSi è raccontato, ieri, a “I signori del calcio”, su Sky Sport. Perché ora il suo nome è (anzi, è tornato) sulla bocca di tanti ma, onestamente, nell’estate del 2008 lo conoscevano soprattuto gli addetti ai lavori. Finché non è arrivato il Cagliari. Un blitz: Massimo Cellino chiama il suo omologo dell’Albinoleffe e Marchetti diventa rossoblù.
BRAVO DAVVERO – “Cellino ha preso uno da nazionale”. Potevano apparire frasi di circostanza, invece lui era (è) bravo davvero. La parabola (con un avvio tosto, cinque ko di fila con Allegri all’assaggio di serie A) prende in fretta chine iperboliche, quel Cagliari piace e vince, e Marchetti entra sul serio nell’orbita azzurra, diventando il vice di Buffon e planando al mondiale sudafricano:  «Al Mondiale, forse vissuto con il
«Dall’esordio in A al Sudafrica, oggi sono ritornato il Federico normale che vive sereno»Marchetti di adesso o il Marchetti normale, magari avrei potuto fare di più, ma è sempre con i se e con i ma, e quindi starne a parlare adesso è banale» . Da lì al ruolo di uomo mercato. Cellino come zio Paperone ha le pupille col simbolo dell’euro:  «Chi lo vuole, lo deve pagare un sacco di soldi».
CAMBIA TUTTO – Belzebù fa le pentole ma a volte omette i coperchi, e quella che pareva una favola felice (anche umanamente, Cagliari è un paradiso checché se ne dica) diventa un inferno. Federico ricorda:  «Finisce il Mondiale, vado in vacanza, faccio un’intervista a Ibiza e mi chiedono se fosse vero che la Sampdoria mi aveva cercato. E io rispondo tranquillamente: “Sì, c’e stato un interessamento, non è andata a buon fine” e ho aggiunto, ma più per ridere “Costavo troppo”. Resto a Cagliari, dove sto bene. Mi sarebbe comunque piaciuta l’avventura alla Sampdoria, giocare la Champions (i doriali facevano i preliminari, ndr)  è il sogno di qualsiasi giocatore. Sarebbe stata una bella esperienza, ma a Cagliari sto bene». La cosa non piacque ai tifosi sardi, che la presero come un tradimento. E qui da una parte comincia “l’incubo di Fede”, dall’altra il mistero di una vicenda che nessuno ha mai voluto indirizzare diversamente. Perché?
Federico finisce ai margini del Cagliari, si allena ma non gioca.  «Rimango fuori rosa, nessuno mi comunica nulla, dall’oggi al domani non faccio manco gli allenamenti con la squadra, aspetto l’ultimo giorno di mercato sperando si sblocchi la situazione, magari con una chiamata. C’era la Roma che cercava un portiere e altre due situazioni all’estero, però rimane tutto fermo e a Cagliari la situazione non si sblocca. Tornando indietro, secondo me l’intervista non è stato il motivo di questa situazione, sotto c’era dell’altro, mi sono fatto delle idee però sono pareri che mi tengo personalmente, anche perché andrei a toccare cose forse che è meglio tenersi per sé». Polemiche, accuse di mobbing, una vertenza, un accordo. La soluzione non può che essere l’addio, e la vertenza diventa un accordo: il Cagliari lo libererà al prezzo corrisposto in due rate all’Albinoleffe, circa 5 milioni di euro.
Chi sostiene che il regista sia stato Cellino non calcola un dettaglio: il saldo fra valore del cartellino e prezzo pagato dalla Lazio è negativo di parecchi milioni. E il patron sardo di norma non tratta così i suoi affari. La cosa certa è che non è mai stato neanche pensato, da nessuna parte, un tentativo di recuperare il dialogo con quei tifosi che si erano risentiti per quella intervista.
LAZIO ECCOMI – Dategli tempo, è stato un anno senza giocare: queste raccomandazioni hanno accompagnato Federico nei suoi primi passi capitolini. Ovvio che le prime uscite non siano state degne della sua bravura: le ruggini involontariamente accumulate facevano effetto. Poi, ha iniziato a far capolino il vero Marchetti: che ogni tanto ne becca uno che ti fa disperare, ma è della classica eccezione che conferma la regola di un portiere di livello superiore. La Lazio oggi?  «Siamo da posizioni alte e penso che ce la possiamo giocare con tutti, però per parlare di Scudetto o vittoria di competizioni importanti credo serva uno scatto importante sia mentale che di squadra e di società».

Il Corriere dello Sport

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Posted by on Dic 15 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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