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La Lazio si ispira all’inno, non molla mai

Per chi fosse ancora scettico sul fascino irresistibile del calcio e del tifo per la squadra del cuore, basterebbe raccontare il film degli ultimi minuti delle partite pomeridiane di domenica scorsa. Napoli in vantaggio, Lazio bloccata sullo zero a zero. Terzo posto agli azzurri partenopei, biancocelesti sorpassati in classifica. Poi, in un baleno, il ribaltone. Uno-due del Catania al San Paolo e incornata vincente di Diakitè all’Olimpico. La classifica dice: Lazio 51 punti, Napoli e Udinese 48. Festa sotto la curva nord, delusione sotto il Vesuvio. Restano le perplessità degli incontentabili. La Lazio non ha convinto, stanca e confusa. I tre punti sono arrivati, anche se i timori sul futuro prossimo restano e pesano. Ma vorrà pur dire qualcosa questa vittoria così sofferta sul Cagliari, visto che tutte le squadre arrancano, accusano i segni della fatica e la Lazio è ancora là, sola soletta al terzo posto, nonostante l’assenza (purtroppo destinata a prolungarsi) di Klose, il suo giocatore decisivo al centro dell’attacco. Diciamola fino in fondo. La maggior parte degli osservatori era (e resta) convinta che alla fine sarà il Napoli a prevalere nello sprint che vale un posto in Champions League.

Molto dipenderà dall’esito dello scontro diretto all’Olimpico alla vigilia di Pasqua. Ma saranno altrettanto importanti i prossimi risultati di Lazio, Napoli e Udinese, impegnate rispettivamente in trasferta a Parma, a Torino con la Juve e a Siena. Salvo miracoli altamente improbabili, sarà una corsa a tre, ferma restando la lotta al vertice tra il Milan (che ha battuto la Roma mortificandone le residue ambizioni) e la Juventus. Senza quel colpo di testa di Diakitè il quadro sarebbe profondamente mutato. La Lazio avrebbe conservato il vantaggio minimo sulle due inseguitrici, ma i contraccolpi psicologici sarebbero stati notevoli e le prospettive sarebbero mutate in negativo. Il merito della Lazio è stato quello di non mollare fino all’ultimo, dopo un primo tempo incolore e nonostante una ripresa giocata all’attacco, ma con notevoli difficoltà davanti alla porta del Cagliari, presidiata da tutti gli effettivi in una sorta di difesa ad oltranza.

Reja davanti a sé ha un compito gravoso. Deve curare la condizione mentale e psicologica dei suoi, preparandoli alle nove restanti partite con la massima concentrazione, distribuendo le poche forze rimaste, mandando in campo i giocatori meno provati, tentando di riproporre (in attesa di Klose) un Hernanes in condizioni migliori rispetto alle ultime settimane. Per il resto, deve scegliere il meglio a disposizione, valutando se – ad esempio – Brocchi e Mauri, non ancora al top, non possano essere avvicendati da Candreva o Alfaro, entrambi desiderosi di sfruttare ogni occasione per mettersi in luce. Il merito di aver creato e consolidato un gruppo compatto, può adesso consentire a Reja di decidere liberamente la formazione in grado di fornirgli le maggiori garanzie. Affrontare le future partite con tre punti di vantaggio consentirà alla Lazio di non preoccuparsi troppo dei risultati dagli altri campi. Sarà così già sabato prossimo, nell’anticipo serale a Parma. Fare risultato lascerebbe un ampio margine di serenità e seminerebbe ansia da prestazione nel Napoli e nell’Udinese.

Fonte:corrierdellosport

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Posted by on Mar 27 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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