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La Lazio resuscita con Kozak e Cana

BERGAMO -Forse è tardi e non basterà per regalarsi il terzo posto e la Champions. Forse è stata sufficiente la presenza di Klose in panchina per svegliare Kozak e ritrovare quel gol di un attaccante che alla Lazio mancava da nove partite. Un digiuno lungo, troppo lungo per pensare di gestire e conservare il vantaggio sull’Udinese, balzata avanti in volata e dopo il confronto diretto, come l’anno scorso. Reja ha interrotto la carestia e ha vinto a Bergamo, scavalcando di nuovo il Napoli. Un posto in Europa League è sicuro, ma non cancellerà i rimpianti se non accadranno sorprese all’ultima giornata. Per entrare in Champions, la Lazio dovrà battere l’Inter all’Olimpico e sperare che l’Udinese perda a Catania. Ieri, con un sussulto d’orgoglio, ha messo sotto l’Atalanta, vincendo su un campo dove s’erano imposte solo Milan, Juve e Siena. L’ha fatto difendendo alla grande, appoggiandosi al carattere del guerriero albanese Cana, alla prima prova da vero leader, alle sgroppate del ritrovato Lulic, alle scosse di Konko, alla tenuta stagna di una linea difensiva arroccata intorno alla fisicità di Diakitè e al mestiere di Scaloni, che non ha sbagliato un colpo. Avrebbe voluto far festa l’Atalanta, coronando davanti ai suoi tifosi una stagione da applausi con un altro risultato. A parte il rigore negato a Denis, la squadra di Colantuono non è riuscita a creare molte occasioni, è andata a sbattere sul muro eretto dalla Lazio e ha finito con i nervi scoperti. Stendardo, il grande ex, s’è fatto cacciare a dieci minuti dalla fine per un applauso ironico a Rocchi, per la verità tra i peggiori in campo.

EMERGENZA - Senza otto titolari a causa di squalifiche e infortuni, con Lulic al rientro dopo più di due mesi di stop, Klose in panchina, Scaloni inventato difensore centrale, la Lazio ha perso quasi subito anche Garrido. Lo spagnolo, stordito da una capocciata di Schelotto, è stato costretto a uscire al ventesimo. Reja ha inserito Zauri e ha spostato Konko sulla fascia sinistra. Il cambio ha prodotto dei benefici per la difesa, che sino a quel momento aveva sofferto la spinta di Bellini e le percussioni di Schelotto. Pressione costante, discreta circolazione del pallone, poca profondità, anche se l’Atalanta l’azione per sbloccare la partita era riuscita a costruirla. Denis, in anticipo su Bizzarri, al 17′ è stato steso da Diakitè e tutti hanno gridato al rigore, a parte l’arbitro Rocchi, che ha lasciato proseguire. Subito dopo ci ha provato Stendardo e Konko ha respinto con la spalla destra. Forse svegliata dallo spavento, la Lazio è uscita dal guscio. Gonzalez ha timbrato la traversa con una sberla dai venti metri. Frezzolini era ormai scavalcato, ma il pallone è rimbalzato sulla linea. Mauri ha tentato, senza riuscirci, un’altra prodezza in rovesciata e Lulic ha provato il pallonetto. Segnali di Lazio, più convinta e alla ricerca del gol perduto nelle ultime settimane. Così al 35′ è stato proprio Kozak, in ballottaggio con il tedesco sino all’annuncio delle formazioni, a firmare la zampata vincente. Azione insistita di Konko, quasi in stile rugby, guadagnando metri a forza di contrasti, pallone filtrante per Mauri, cross fuori misura da sinistra, rinvio errato di Peluso. Sembrava finita, ma Kozak è riuscito ad arpionare il pallone, si è girato e ha pescato l’angolo, forse anche favorito da un leggero tocco di Manfredini.

CARATTERE – Nella ripresa la Lazio si è chiusa forse troppo nella propria area e ha dato la sensazione di poter cedere. Questa volta, però, è girata dalla parte di Reja e la squadra ha dimostrato un grande orgoglio. L’Udinese aveva già messo al sicuro la vittoria con il Genoa, da Bologna arrivavano buone notizie, il Napoli stava perdendo. Cana ci ha messo una pezza, sdraiandosi davanti a Moralez, e salvando un gol quasi fatto. Colantuono le ha tentate tutte, con l’ingresso di Gabbiadini è passato a giocare con tre punte, ma la linea difensiva della Lazio ha tenuto alla grande. Fondamentali l’interdizione di Cana, i rientri di Lulic e Candreva sulle corsie esterne, il senso tattico di Scaloni. La palla migliore per il pareggio è caduta al 35′ sul piede di Stendardo, che ha sparato una botta sull’esterno della rete da posizione defilata. Un minuto dopo, protestando per un fallo fischiato da Rocchi, è stato espulso. Reja aveva già fatto entrare Klose nel tentativo di tenere su palla, nel finale ha messo dentro anche il nigeriano Onazi, esordiente in campionato. All’ultimo respiro, Cana è venuto fuori di prepotenza dall’ennesimo contrasto, ha difeso il pallone e lo ha sparato di collo pieno in rete, scaraventando all’incrocio dei pali la rabbia personale per una stagione in cui non è quasi mai stato protagonista e la voglia della Lazio di crederci ancora.

Fonte:corrieredellosport

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Posted by on mag 7 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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