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Ketia, il ragazzo della speranza

Ketia, il ragazzo della speranzaSe me l’ avessero detto anche solo un anno fa non ci avrei creduto: un ragazzino diciottenne che segna il suo primo goal in serie A con la casacca biancoceleste. Non ci avrei creduto perché negli ultimi anni la Lazio ha fatto una gran fatica a tirar fuori dei giovani in grado di sfondare nella massima serie, invece in questo momento Keita Baldè Diao, spagnolo appena maggiorenne di origini senegalesi, figura come protagonista in tutte le testate giornalistiche sportive nazionali. Lui che è arrivato in biancoceleste per uno strano scherzo del destino. E dico scherzo a ragion veduta, poiché fu proprio una sua ragazzata(cubetti di ghiaccio nel letto di un compagno di squadra) che ne segnò l’ allontamento dal Barcellona e permise a Tare di assicurarsi uno dei migliori talenti della cantera blaugrana. I tifosi laziali non devono però illudersi: due partite ed un goal da favola non bastano a consacrare un giocatore. Che avesse talento non era difficile a vedersi, ma per diventare un campione il talento non basta, serve la testa, non intesa come il dover diventare un bravo ragazzo, anzi, i giocatori migliori sono per la maggior parte dei casi dei gran figli di buona donna(per essere politically correct), ma intesa come costanza, come voglia di rimanere sempre ai massimi livelli, come capacità di reagire alle difficoltà. Quella per intenderci che non ha avuto un altro talento biancoceleste: Mauro Zarate, ormai annegato nell’ anonimato del calcio argentino. Tecnica e velocità le caratteristiche principali del ragazzo, che difetta ancora di un po’ di resistenza(normale a quell’ età) e di compostezza al tiro, non riesce a trasferire bene il peso del corpo sulla palla, ma questo può dipendere dal fatto che giocando a ritmi più alti è spesso costretto ad affrettare le giocate e quindi le conclusioni a rete. Il suo pregio più importante? Migliora. Si, perché il Keita visto all’ esordio dal primo minuto contro il Liegia Varsavia, sembrava un giocatore molto dotato, ma ancora piuttosto acerbo per il campionato italiano. In poco più di un mese invece il ragazzo ha imparato tantissimo: è migliorato fisicamente e questo gli ha dato la forza necessaria per tenere i contrasti e difendere il pallone, ha imparato i contro movimenti e i tagli che permettono di dare profondità alla squadra(del resto avere un maestro come Klose è un bel vantaggio), ha imparato anche a ripiegare in fase di non possesso palla. Un predestinato? E’ presto per dirlo, i predestinati diventano tali solo nel momento in cui raggiungono la gloria per loro pronosticata. Quello che Petkovic deve fare è farlo giocare senza caricarlo troppo di responsabilità. Petkovic, proprio lui, tanto criticato in questo inizio di stagione, ha avuto il grande merito di credere nei giovani. E’ anche grazie a lui che Keita, Onazi e Perea si stanno afferamendo ad ottimi livelli e Felipe Anderson non tarderà ad arrivare: il ragazzo ha grandi doti tecniche, anche se finora è stato utilizzato in un ruolo non suo. Alcuni vorrebbero il ritorno di Reja in panchina, mi domando quanto sarebbero stati utilizzati questi ragazzi dal tecnico friulano…Forse questa sarà un annata transitoria per la Lazio, ma se si riuscisse a guardare al di là del nostro naso potremo scorgere un futuro in cui l’ aquila volerà sempre più in alto nei cieli di Roma.

Massimiliano Cacurri

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Posted by on Nov 12 2013. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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