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In onore di Gabriele Sandri di Pierpaolo Gentili

In onore di Gabriele Sandri di Pierpaolo GentiliQuante volte abbiamo pensato che il trillo di un cellulare non avesse il solito suono. Quante volte, sentendo quella musica metallica, abbiamo sentito un brivido invadere la nostra schiena. E senza motivo, senza un apparente logico motivo.
Camminando per le vie di Roma si poteva godere di tutta l’atmosfera di una città addormentata, catturata dagli stranieri ma altera nella sua nobiltà. Era l’11 novembre e sentii squillare il mio cellulare. Risposi. Dall’altra parte del filo mio figlio Nicolò:”… hanno ammazzato un tifoso della Lazio … sull’autostrada … lo hanno aggredito dei tifosi della Juve… sono scesi da un pullman … non lo so, dicono che hanno ammazzato un ultras della Lazio!!”. “Vengo a casa.” Risposi.
Mentre, camminando velocemente raggiungevo la macchina, mia moglie al mio fianco, più preoccupata che agitata, voleva essere informata sull’ accaduto. “non lo so … hanno ammazzato un tifoso della Lazio!… andiamo a casa!”

Davanti alla televisione iniziavano a scorre le prime immagini, le prime notizie. Poi gli speciali dei telegiornali.
Così iniziò quella maledetta domenica. Una delle giornate più lunghe della mia vita da Laziale, da cittadino italiano, da uomo libero.
Avevo il ricordo dell’omicidio di Vincenzo Paparelli, per esserci stato, che riaffiorava nella mia mente e non riuscivo a mandarlo via. Mi apparivano le immagini in bianco e nero della sua morte mentre osservavo ed ascoltavo le lezioni di moralità che ci venivano impartite dai Gilettti di turno e dagli ospiti asserviti e vuoti delle varie trasmissioni che volevano soltanto nascondere la verità, la vera verità di una giornata terribile.
Perfino al signor Luciano Moggi è stato consentito di intervenire ad alcune trasmissioni per ricostruire le nostre coscienze.
Oggi a tutti noi che conosciamo la verità, ascoltiamo la verità, sembra che il tempo si sia fermato e non c’è un giorno, un solo giorno, che non dedichiamo almeno un minuto per lanciare un pensiero lassù, osservando il cielo limpido e sereno. Ma anche se le nuvole nascondono il sole vediamo un sorriso risplendere e rimandare una luce biancazzurra che ci trasmette amore e serenità.
Almeno per una volta voglio ricordare Gabbo così, immerso nella tranquillità ed in un’atmosfera serena, felice, musicale e lasciare da parte le polemiche sull’omicida, le polemiche sulla giustizia, le polemiche sulla comunicazione.
Immagino quella folta schiera di Tifosi Laziali sorridenti mentre si legano la sciarpa al collo e calcano bene in testa il cappello, godersi lo spettacolo da una tribuna lassù tra le onde del cielo.
Adesso desidero solo il silenzio intorno a me. Che il mio pensiero viaggi attraverso verdi vallate, osservi la tranquillità dei mari calmi, lo spazio immenso dell’infinito.
Ora anche il rumore della tastiera mi infastidisce.
Ciao Gabriele, metti una mano sulle nostre teste e proteggi i nostri figli.

Pierpaolo Gentili “non conforme e non allineato”

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Posted by on Nov 11 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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