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Il Lecce ferma il volo di Olympia

Il Lecce ferma il volo di OlympiaROMA – Festa rovinata. Nel giorno del centoundicesimo compleanno della Lazio, s’è fermato il volo delle aquile e allo stadio Olimpico ha cantato solo il Lecce, alla prima vittoria esterna del campionato dopo un pareggio e otto sconfitte. Panchina salva per De Canio, che ha allontanato l’ombra di Cagni, pronto a subentrare. Occasione persa per la squadra di Reja: s’è chiuso male un girone d’andata sino a ieri da applausi e in cui aveva stabilito il nuovo record della gestione Lotito, 34 punti e terzo posto, nonostante la flessione di risultati registrata dopo il ko nel derby (22 punti nelle prime nove giornate, solo 12 nelle ultime dieci). Nella domenica in cui poteva riavvicinarsi al Milan, la Lazio è stata superata dal Napoli e ha steccato, confermando i suoi limiti: fortissima nei dodicitredici titolari, le alternative non sono dello stesso livello e non garantiscono un adeguato turnover. Si vede bene quando agli impegni ravvicinati si aggiungono le assenze (Dias squalificato, Matuzalem e Rocchi ko) e non c’è la solita concentrazione, come ha denunciato Reja.

PRESSING
– Gambe pesanti, troppi errori di misura nei passaggi, manovra lenta. Non era la vera Lazio, ha giocato al di sotto delle proprie possibilità, ma la vittoria del Lecce è stata limpidissima, strameritata. La squadra pugliese non si è solo difesa, anzi ha iniziato attaccando e De Canio l’aveva disposta benissimo sul campo, nonostantele assenze di Di Michele, Giacomazzi e Olivera: 4-3-2-1 con Munari incollato a Mauri, Bertolacci finto trequartista per togliere il respiro a Ledesma, Mesbah e Grossmuller pronti ad attaccare sul versante sinistro, Jeda a creare lo scompiglio dietro a Ofere. La Lazio soffre i ritmi sostenuti e in avvio è stata sorpresa dall’aggressività del Lecce, che si è buttato in avanti e ha prodotto otto calci d’angolo a favore in 18 minuti. Sembrava il Barcellona, non la penultima in classifica. Non ci fosse stato Muslera a opporsi con una doppia prodezza al colpo di testa di Munari e al tiro di Grossmuller, il Lecce sarebbe passato in vantaggio al quarto d’ora, sfruttando una supremazia esercitata dal centrocampo. Brocchi e Ledesma erano soffocati, in due contro cinque non riuscivano a venirne fuori, poco aiutati dalla linea difensiva, molto lenta senza Dias nell’avviare l’azione.

AUTOGOL – Il primo tiro della Lazio è arrivato in modo casuale al 29’ con un raid di Stendardo. La manovra è migliorata quando Reja ha corretto il modulo, passando dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2: Mauri, sulla linea di Brocchi e Ledesma, si è liberato dalla marcatura di Munari. Zarate si è riavvicinato a Floccari. Nel momento in cui la Lazio stava prendendo in pugno la partita, una mezza frittata ha favorito il gol del Lecce. La difesa era sbilanciata, il colpo di testa centrale di Stendardo si è trasformato in un assist per Jeda. La sassata del brasiliano ha colpito ilpalo e il pallone è schizzato sulla schiena di Muslera, finendoin rete.

CAOS – La reazione d’orgoglio della Lazio è stata prodotta dalle invenzioni di Mauri e dall’intuizione di Reja, che all’inizio della ripresa ha spostato l’azzurro nel ruolo di trequartista e arretrato Hernanes alla posizione di mezz’ala sinistra per dialogare con Ledesma. Dopo due minuti, in mischia e tra le proteste del Lecce, è arrivato il pareggio di Mauri, che poi ha costruito le uniche due vere occasioni da gol per la Lazio, liberando prima Floccari e poi Zarate davanti a Rosati: colossale l’errore dell’argentino, che in quel momento si è eclissato. Il resto lo ha fatto Reja, rimangiandosi la mossa: fuori Hernanes mentre la Lazio aveva preso il controllo del gioco e cercava il raddoppio. Sostituzione fischiata dall’Olimpico, disastroso l’ingresso di Bresciano. E come succede nelle domeniche sbagliate, al 28’ è arrivato l’attimo fatale. Zarate su calcio d’angolo ha colpito il palo, il Lecce è stato rapidissimo a ribaltare l’azione in contropiede: cross a tagliare l’area di Vives, velo di Corvia, piattone in rete di Grossmuller, lasciato solo. Reja ha tolto anche Mauri, tentando la mossa della disperazione con Kozak. Assalto scriteriato, squadra senza un filo logico, divertimento per il Lecce nelle praterie: traversa colpita da Munari, doppio salvataggio di Biava sulla linea. Nel finale caotico, la punizione per la Lazio poteva essere ancora più pesante.

 Fonte: Corriere Dello Sport

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Posted by on Gen 10 2011. Filed under Campionato, Stagione. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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