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I duri giorni di Mauri e la speranza di andare in ritiro

I duri giorni di Mauri e la speranza di andare in ritiroTornare libero e soprattutto alla normalità. Fare quattro passi in paese come una volta, magari fermarsi al bar per un cappuccino insieme a papà Pietro e mamma Rosella e fare quattro chiacchiere con gli amici di sempre per poi fare tappa a casa di nonna Luigia. Per Stefano Mauri sono giorni particolari, forse i più belli di sempre perché riportano indietro nel tempo, quando la nonna lo accompagnava agli allenamenti del Meda (la sua prima squadra, ndr), e riconciliano un po’ con tutto il resto. Da 72 ore il vice-capitano della Lazio è tornato un uomo libero. Un bel sospiro di sollievo per tutto quello che ha passato dal 28 maggio, giorno del suo arresto, ma non completo. Stefano non solo si sente innocente, ma vittima di un perverso meccanismo fatto di clamorose coincidenze e di allucinanti equivoci che non vede l’ora di chiarire una volta per tutte. Giovedì pomeriggio ha visto la partita dell’Italia e un po’ di rammarico c’era, anche perché se non ci fosse stata tutta questa storia, lui sarebbe stato lì insieme a Pirlo, Cassano e Balotelli. Ieri notte, poi, è rimasto sveglio per assistere a gara due della finale di basket Nba (sua grande e vera passione) tra Miami e Oklahoma. Stefano Mauri è felice del provvedimento del gip, anche se allo stesso tempo non l’ha capito tanto bene. Quasi si è arrabbiato per come è stato scarcerato, tanto che i suoi avvocati due giorni fa hanno dovuto sudare parecchio per tranquillizzarlo. «Era un po’ contrariato, perchè questa interruzione della custodia cautelare che arriva così, proprio prima dell’udienza al Riesame, non l’ha proprio capita», ha spiegato il suo avvocato e amico Matteo Melandri che in questi giorni difficili ha lasciato il suo lavoro nella capitale per stare vicino al suo assistito. «Ci siamo confrontati – ha raccontato Melandri -, gli abbiamo spiegato che questo provvedimento da parte del gip poteva essere un segnale di debolezza dell’impianto accusatorio». Tanto convinto della sua innocenza e di essere stato vittima di una strana situazione giudiziaria che ieri, insieme ai suoi legali, si è presentato davanti al tribunale del Riesame per far valere le proprie ragioni presenti e future. Secondo i legali è stata una seduta «positiva», anche se l’ordinanza probabilmente ci sarà lunedì. E se dovesse essere davvero positiva, beh, allora per Stefano sarà più semplice avere ragione, soprattutto davanti alla giustizia sportiva, e dimostrare a tutti quelli che lo davano già per colpevole e manovratore di chissà quale organizzazione che si erano sbagliati di grosso. Oltre a dimostrare la propria innocenza, il pensiero ricorrente di Stefano Mauri è tornare a giocare a pallone, con la maglia della Lazio. La sua più grande paura non è mai stata quella di non tornare a giocare, bensì convincere l’opinione pubblica e i suoi tifosi che seppur arrestata una persona può essere innocente. E’ un martello nella testa di Stefano. Il pensiero fisso di un ragazzo semplice e normale che, mai come adesso, sogna di andare in ritiro con i suoi compagni. Gli amici di sempre come Brocchi e Baronio sono pronti a lottare con lui. Per il momento attende il giudizio del Riesame e si prepara ad andare in vacanza con Miriam, la sua fidanzata. Italia o all’estero, non fa differenza, ma forse resterà nel Belpaese in attesa di novità e dell’avvio del processo sportivo. La Lazio lo aspetta, Lotito e il ds Tare l’hanno chiamato e gli hanno fatto sentire l’enorme fiducia che c’è nei suoi confronti.

Fonte: Il Messaggero

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