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Hernanes, Profeta: “Sono grato alla Lazio! Da grande farò l’educatore…”

Hernanes eletto miglior brasiliano della settimanaQuando ieri Vladimir Petkovic lo ha fatto entrare al 67′, al posto di Alvaro Gonzalez, non sono stati pochi i tifosi che hanno manifestato stupore e apprensione. Il tecnico biancoceleste ha concesso una ventina di minuti a Hernanes come sorta di sgambata. Per molti sostenitori laziali, però, il brasiliano è così importante che, prima del derby, lo conserverebbero dentro una teca di cristallo. A due giorni dalla stracittadina, il numero 8 ha rilasciato una lunga intervista al Messaggero.PER TUTTI, IL PROFETA – Soprannominato “Pi” – abbreviazione di qualcosa che suonava come “piccolo cicciottello” – nella sua Recife, chiamato “Amò” alla romana dalla moglie Erica, per tutti Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima è semplicemente il Profeta: “Mi piace declamare i versi della Bibbia, molti li conosco a memoria. Poi, quando con il San Paolo lottavamo per diventare campioni per la terza stagione di fila, entravo nello spogliatoio e dicevo agli altri ‘ciao tricampeòn’. Vincemmo ancora e divenni il Profeta”. Entrando nello spogliatoio prima del derby, invece, la scaramanzia più assoluta vieta pronostici di ogni sorta. Ma un messaggio ai propri compagni Hernanes sente di doverlo dare: “Che il fondo lo abbiamo toccato a Catania, che eravamo in alto e siamo caduti rovinosamente. Che questa è una partita diversa dalle altre ma che il passato recente, tutto quello che abbiamo fatto, è il nostro bagaglio vincente”. Non farà fatica a farsi comprendere: “Glielo leggo negli occhi, la pensano già come me. L’Europa ci ha fatto vivere l’attesa con minore ansia, ora due giorni di concentrazione assoluta”.DI MISTER IN MISTER – Per essere in grado di disinnescare il potenziale della Roma, bisognerà prendere le misure ai meccanismi offensivi della squadra di Zdenek Zeman. Hernanes mostra già di conoscerla: “Ha la giusta mentalità, il calcio è attacco e spettacolo. Ma per vincere le partite e soprattutto un campionato la difesa è fondamentale”. In questi mesi, invece, il brasiliano ha avuto modo di conoscere e di apprezzare un altro tecnico, Vladimir Petkovic: “Sposta sempre in alto l’asticella, ci dà obiettivi precisi. Crede in noi e nell’imporre sempre il gioco”. Con il mister di Sarajevo, il centrocampista di Recife è tornato al centro del gioco, divenendo una pedina “insostituibile” in tutti i sensi. Tutto il contrario che con Edy Reja: “ Ma non l’ho mai contestato, a volte ero solo amareggiato”. In ogni caso, l’allenatore friulano è molto diverso da Petkovic: “Come impostazione sì”.BACI CAPITOLINI – Allo stesso modo, Roma è diversa da Recife, San Paolo e da tutte le altre città brasiliane: “La vivo poco, ora abito sulla Cassia e sto molto con la mia famiglia. Ma è perfetta. I tifosi sono fantastici, solo che vogliono sempre baciarti e in Brasile tra uomini non usa. Giorni fa uno mi ha spedito un bacio da lontano, io ho sorriso e lui mi ha gridato ‘Però sono romanista’. Magari perché il derby era ancora lontano”.MEGLIO IL CALCIO EUROPEO – E se ad essere diverse sono le abitudine dei due Paesi, figurarsi il calcio: in Brasile “è più spontaneo, poco tatticismo, marcature più blande. In Italia e in Europa qualsiasi squadra può metterti in difficoltà con l’organizzazione. Lo preferisco, mi piace avere compiti precisi, eseguendoli tutto viene meglio, fai parte di un tutto”. Ma Hernanes si riesce a vedere, oltre che come interno, anche come potenziale sostituto di Cristian Ledesma? “In Brasile i volanti sono due: uno difende e basta, l’altro imposta. Cristian fa bene entrambe le fasi. Nella Lazio in realtà i volanti siamo tre: Ledesma, io e Gonzalez”.L’UOMO HERNANES – Sono 27 gli anni sulla sua carta d’identità, ma la sua maturità sembra molto più avanzata. Se gli chiedi quale sia il suo miglior pregio, Hernanes ti risponde: “La determinazione, il perfezionismo. La tecnica non è un dono di Dio, con la tenacia puoi arrivare dove vuoi. Io sono destro naturale, un giorno ho deciso che volevo diventare mancino, ho preso a imitare in tutto il mio idolo giovanile, Felipe del Vasco da Gama. Ora calcio indifferentemente con i due piedi. Però scrivo con la sinistra”. Il difetto, invece, è tutto interno al campo di gioco: “Anche in campo se mi metto in testa di fare un’azione voglio andare fino in fondo. Sto lavorando su questo: essere più eclettico, imprevedibile”. Per il numero 8 laziale, ogni sforzo compiuto non è fatto in vista di un ritorno economico, ma c’è di più: “Ho obiettivi precisi. Conta più vincere che guadagnare. Aiutare gli altri conta ancora di più”. Concetti in controtendenza con il calcio “macchina sputa-soldi” di oggi: “Ma il calcio è il prodotto di un modo di pensare. Il calcio è uno specchio del mondo. E nel mondo ci sono ancora purtroppo i privilegiati e gli sfruttati”. Hernanes non ha problemi di ipocrisia a inserirsi nella prima categoria: “Sono un ultraprivilegiato. Cosa fare? Intanto il 10% del mio stipendio lo dono alla Chiesa Evangelica. Restituisco quello che mi hanno dato insegnandomi i valori della vita”. Valori che lui, molto probabilmente, s’impegnerà a trasmettere una volta chiuso con il calcio: “Ho anche pensato di diventare un pastore evangelico, magari non sarà così ma vorrei aiutare i giovani a trovare la loro strada in tutti i campi possibili, non solo nello sport. Un educatore, ecco”. Un uomo a tutto tondo, Hernanes, che tiene dritta la barra dei suoi principi religiosi e morali. Lo scandalo calcioscommesse, allora, per lui diventa qualcosa di “impensabile, in Brasile questa piaga non esiste. Ma lo dicevo: siamo parte di questo mondo. Di certo nessuno verrà mai da me a chiedere di vendere o comprare una partita”. Allora, via anche i pensieri sulla possibile malafede degli arbitri: “In campo penso solo a quello che devo fare, sono un professionista e non posso, anzi non voglio proprio credere alla malafede. Altrimenti dovrei smettere. Vi sembrerà strano ma il fallo che ho fatto a Firenze era un’entrata di gioco, non una frustrazione per la direzione di Bergonzi”.I SOGNI DEL PROFETA – Dopo tre anni alla Lazio, Hernanes è ormai consapevole di aver fatto la scelta giusta: “Io ho vinto in patria e poi sono andato via perché sono curioso delle altre realtà, volevo cimentarmi, non ho mai pensato che Liga o Premier fossero migliori. Tante voci ma solo la Lazio mi ha cercato seriamente e le sono grato. Se potrò vincere lo farò qui”. Mai pensato di andare via, allora? “Ci sono momenti in cui tutto va storto. Ma li ho sempre superati. L’ambiente e le ambizioni del gruppo contano più di un ingaggio maggiore. Siamo un ottimo gruppo e Klose, con la sua capacità di segnare ma soprattutto di partecipare al gioco ne è l’esempio lampante. Vorrei vincere qui e guadagnarmi la nazionale. E quando mi metto in testa una cosa non penso ad altro. E’ il mio lavoro”. Guadagnare la nazionale, perché è noto quale sia il vero sogno di Hernanes: “I mondiali brasiliani. Ma in nazionale ci va chi vince, non solo chi gioca”. Convincere il restio ct verdeoro Mano Menezes non è un’impresa semplice, ma Hernanes ci proverà a suon di gol: “Il mio più bello? Uno recente, il secondo al Chievo”. Una rete alla Messi, o alla Ronaldinho: “Ho avuto un debole per Ronaldinho, estro puro. Non saprei giudicarlo però fuori dal campo perché non lo conosco. Messi sotto porta è più letale di Ronaldo. Ma il giocatore più completo che ho visto in carriera è Zidane”. Se gli domandi della partita indimenticabile, invece, non ha dubbi: “Il penultimo derby, vinto con Klose nel finale”. Tre gol, tutti su rigore, Hernanes è ormai un habitué dei gol dal dischetto nella stracittadina: “Mettiamola così: Petkovic si fida di me. Se ce ne sarà un altro, lo tirerò ancora io”.

Fonte:lalaziosiamonoi

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Posted by on Nov 9 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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