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Gonzalez, El Tata il guerriero saggio

FORMELLO – Al caffè preferisce il mate, tipica bevanda sul Rio de la Plata, sponda Montevideo. «Sforzo e perseveranza», «volere è potere» sono le frasi ereditate dalla mamma e che ricorda con maggior orgoglio nei momenti più complicati. Lo chiamano El Tata, significa il saggio, perché già da ragazzo aveva una voce impostata da adulto. E’ un combattente del calcio e della vita. Alvaro Gonzalez non s’è scoraggiato neppure mercoledì, quando è tornato a Roma dalla trasferta di Bucarest con l’Uruguay e ha scoperto come il polpaccio sinistro continuasse a fargli male. E’  andato alla Paideia per un controllo clinico, ma era già convinto che non avrebbe perso il derby con la Roma e ieri pomeriggio, nella rifinitura di Formello, ha spazzato via gli ultimi dubbi di Reja, che lo aveva messo in ballottaggio con Candreva.

QUALITA’ – Ha personalità e una tempra d’acciaio l’uruguaiano, classico numero 8, un maratoneta del centrocampo, forse un po’ trascurato. Pochi nel campionato italiano sono in grado di tenere il suo passo abbinando buone qualità tecniche alla corsa inesauribile. Gonzalez s’è imposto nel tempo, soffrendo la panchina e la tribuna imposta da Reja nei primi sei mesi, pedalando sul campo, sfruttando ogni possibile occasione. Proprio il derby di Coppa Italia arbitrato da Bergonzi, gennaio 2011, fece comprendere il suo spessore. Stupì tutti non solo per il dinamismo, ma per la capacità di tenere il campo senza timori o incertezze. Oggi Gonzalez è un punto fermo della Lazio, ha fatto soffrire meno la prolungata assenza di Brocchi, ha destato l’interesse di altri club. La Juventus a gennaio ci aveva pensato, Conte lo considerava un’alternativa a Behrami e Nainggolan, Lotito e Tare neppure hanno aperto il discorso.

CARRIERA – Oggi Gonzalez scenderà in campo con il compito di coprire tutta la fascia destra, aiutare Scaloni, contenere Taddei e provare ad attaccarlo. Una sfida dentro la sfida con una curiosità da raccontare. Il brasiliano ex Siena è l’unico della Roma che Alvaro ha conosciuto fuori dal campo in tempi recenti. Da poche settimane Gonzalez è assistito da Alessandro Lucci, lo stesso manager di Taddei. Alla Lazio lo aveva proposto e portato nell’estate 2010 Daniel Fonseca: erano i tempi in cui si discuteva il rinnovo di contratto di Muslera. L’oggetto misterioso era Pintos, non lui. Gonzalez, con il passare dei mesi, ha dimostrato di essere un giocatore vero, non una pedina da aggiungere alla rosa. Neppure ha una carriera qualsiasi. Cresciuto nel Defensor Sporting, con il Boca Juniors è arrivato a giocare nel dicembre 2007 la finale del Mondiale per club, persa (2-4) con il Milan. Ha giocato il derby di Buenos Aires e vinto una Coppa Sudamericana, si è rialzato dopo un incidente al ginocchio che l’ha tenuto lontano dal campo quasi un anno, in Argentina è stato allenato da Miguel Angel Russo, Alfio Basile e Carlos Ischia. S’è rilanciato con il Nacional Montevideo prima di sbarcare alla Lazio, che lo ha blindato sino al 2015. Il ct Tabarez lo aveva fatto esordire nel 2006, è entrato e uscito dalla Celeste, ma ora ne fa parte stabilmente, ha vinto l’ultima Coppa America, è arrivato a quota 19 presenze e 1 gol in nazionale.

PASSAPORTO – S’è ambientato in fretta alla Lazio. Ha scelto una casa più vicina al centro, zona Cortina d’Ampezzo. Vive con Cecilia, la compagna, di origine uruguaiana. Ed è stato tesserato con lo status di comunitario: gli antenati di Gonzalez, che possiede anche il passaporto italiano, erano di Salerno. A Roma sta trovando la consacrazione.

Fonte:corrieredellosport

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Posted by on Mar 4 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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