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Estasi Reja, Edy nella leggenda con Maestrelli ed Eriksson

ROMA– Come Eriksson e Maestrelli, gli allenatori dei due scudetti della Lazio. Reja è entrato nella leggenda del derby. Ha centrato la doppietta, bissando il 2-1 del 16 ottobre nella partita di ritorno.

Fuori casa la Lazio non vinceva un derby di campionato dal 1997/98, quando Eriksson piazzò l’en-plein battendo Zeman quattro volte (compresa la doppia sfida di Coppa Italia). Per il tecnico friulano, che la mattina del 23 febbraio aveva presentato le dimissioni in aperto contrasto con Lotito e Tare, è stato un vero trionfo. Ha piegato di nuovo Luis Enrique, sta volando verso la Champions.

Se Reja si dimette regala la scossa alla Lazio?

«C’è stato uno scambio di opinioni tra me e la dirigenza, poi ci siamo chiariti e tutto è tornato come prima. Capisco la situazione e le domande, perché non capita spesso, ma ne abbiamo già parlato. Non ho accettato alcune esternazioni, venivo da cinque gol presi a Palermo ed ero anche nervoso, ma la nostra stagione è straordinaria. A inizio campionato volevamo migliorare la classifica dell’anno scorso, ci stiamo riuscendo. Non è facile arrivare in Champions, la società ha lavorato bene sul mercato, stiamo facendo quello che ci si aspettava. E’ difficile ripetersi, mancano altre 12 partite, mi auguro che la squadra possa mantenere questa concentrazione e recuperare la condizione fisica. Ora non siamo più impegnati in Europa».

La Lazio ha avuto la forza di aspettare il gol decisivo.

«Avevamo preparato la partita in questo modo, ci sono state tre o quattro occasioni per chiuderla in anticipo. A 5’ dalla fine, sul 2-1, c’è stata un po’ di apprensione, ma siamo stati sicuri anche nella fase difensiva. Abbiamo vinto, è quello che conta».

Ha lavorato per molti giorni con l’ombra di Zola.

«Non ho problemi. Quando prendo una decisione, di solito è quella, ma poi sono capace anche di fare qualche passo indietro. Zola è un amico, ci siamo sentiti al telefono. Era normale che Lotito, se andavo via, dovesse prendere dei contatti. Sarei stato felice, sarei felice se Zola un giorno dovesse approdare alla Lazio. Ma dico in futuro, tra una decina d’anni, perché lui è ancora giovane».

La Lazio ha vinto con otto indisponibili.

«Tante assenze, ma questo è un gruppo straordinario, nelle difficoltà raddoppia le energie. Scaloni e Garrido hanno giocato una grandissima partita. Sono orgoglioso di guidare questa squadra per l’atteggiamento che ha. I risultati non vengono mai per caso».

Rosso a Stekelenburg. E’ giusta la regola?

«Forse si potrebbe cambiare, perché l’espulsione del portiere penalizza troppo la squadra che subisce il rigore. Ma la regola è questa, andava espulso. Come principio, forse basterebbe un’ammonizione per il portiere».

Meno 3 dalla Juve, meno 6 dal Milan. Dove può arrivare la Lazio?

«Ora faccio solo i complimenti ai ragazzi. Guardiamo e andiamo avanti a fari spenti. Proveremo a difendere il terzo posto, ma ci sono squadre dello spessore di Udinese, Napoli e Inter da tenere dietro».

Doppietta nel derby, è stato il suo trionfo.

«Ringrazio la gente. Mi ha dimostrato negli ultimi mesi stima e considerazione. Sono felice perché tra squadra, allenatore, pubblico e metto anche la società si sta formando un corpo unico. Questo è l’aspetto più importante. Mi fa piacere aver vinto, dando questa soddisfazione ai tifosi. Ci sono vicini, speriamo di arrivare insieme in Paradiso. Mi auguro davvero di poter centrare la Champions. E’ stato bello festeggiare. Rocchi mi ha chiamato e siamo tornati fuori a prendere gli applausi. In trent’anni di carriera non mi era mai successo, ma Roma è anche questo».

A chi lo dedica questo successo?

«Alle persone che mi sono più vicine. Quindi dico mia moglie Livia, che soffre e ha sofferto anche più di me. E poi è un motivo di soddisfazione per i miei giocatori ai quali ora dico di non montarsi la testa».

Mauri è stato decisivo.

«Oggi non era brillante, ma in affanno, così nella ripresa l’ho scambiato con Hernanes. Era una delle mosse che avevamo preparato. Dietro Klose poteva respirare di più senza fare quei rientri di 30-40 metri sulla fascia. Mauri è un giocatore fondamentale per la Lazio. Veniva da quattro mesi di stop e due partite da 90 minuti, presto troverà la condizione».

Se Reja arriva terzo resterà alla Lazio anche l’anno prossimo?

«Ci sono stati dei chiarimenti tornati dalla Spagna. Lotito l’ha sempre detto, anche davanti alla squadra, Reja è l’allenatore per oggi e per il futuro. In quel momento era normale che si guardasse intorno, prima di chiudere è venuto a parlare con me a Formello e abbiamo deciso di continuare insieme. Anche per il futuro».

Fonte:corrieredellosport

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Posted by on Mar 5 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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