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CAVANDA:” IN PRIMA SQUADRA UN GRANDE GRUPPO. SPERO DI GIOCARE CONTRO IL BOLOGNA”

La storia di Luis Pedro CAVANDA assomiglia a una di quelle soap-opera dove ciclicamente ci si innamora, ci si lascia e poi ci si ritrova. Con Reja, invece, è stato un colpo di fulmine: ad Auronzo, Cavanda ha fatto un figurone e il tecnico non gli ha risparmiato pubblici elogi fino a farlo esordire contro la Sampdoria e, forse, lanciarlo dall’inizio contro il Bologna. “Il segreto? Rimanere umile, non sentirsi mai un fenomeno e continuare a lavorare, senza farsi distrarre da quello che accade intorno”, spiega il ventenne nato in Angola, ma di passaporto belga. All’allora direttore sportivo Walter Sabatini bastò un indennizzo allo Standard Liegi per portarlo a Formello, dove vive tuttora, nella foresteria. Dall’agosto 2006, quando Cavanda esordì nel Torneo Lodovichetti a Ostia, sembra passata una vita. Fu messo sotto contratto nel gennaio 2007. Ma non si notava: esploso fisicamente, si è fatto conoscere grazie a una muscolatura potente ma agile che, non solo con i coetanei, lo fa andare a velocità doppia. Dopo l’esordio in Europa League contro il Levski Sofia, la Lazio si è accorta che avrebbe potuto perderlo: la firma sul contratto (fino al 2014) ha evitato un caso simile a quello di Faraoni. A Santa Marinella, nella finale del Tirreno e Sport, si è visto tutto il repertorio di Cavanda: quello buono, fatto di discese incessanti sulla fascia destra (ma può giocare anche a sinistra), e quello meno. Il fallo su Diemè ci sta, la reazione no. Quasi un testa a testa con l’arbitro, a cui Luis ha fatto cadere il cartellino, che doveva essere giallo prima di diventare inevitabilmente rosso. Un episodio sicuramente da censurare e non inedito per il ragazzo. Successe anche nel gennaio scorso, contro il Catania: sostituito da Sesena, Cavanda si tolse la maglia e la gettò a terra. Intervenne Tare e lo mise fuori squadra: per reintegrarlo, servirono il pentimento e tutte le scuse del caso. Chi lo conosce dice che ha una gran voglia di mettere la testa a posto, e che l’esperienza con i più grandi lo stia facendo maturare: “In prima squadra mi aiutano tutti — sottolinea —. Dall’allenatore ai compagni: è un grande gruppo”. Di lui parlano bene in molti, non solo Reja, ma anche Tare e Lotito. Poi Bollini: “Con Reja lo stiamo gestendo, speriamo in maniera perfetta: tra noi c’è collaborazione, parliamo di un giovane molto interessante”. I giorni passano, domenica si avvicina: “Vivo aspettando questo momento, sarebbe bellissimo”. E sarebbe bello anche tornare ai tempi in cui i ragazzi del vivaio avevano nomi come quelli di Giordano, Manfredonia, Agostinelli….

Fonte:gazzettadellosport

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Posted by on Set 8 2010. Filed under Curiosità, News Lazio. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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