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Calcioscommesse Gegic: “La serie A è in vendita. Mauri? Mai incontrato…”

Calcioscommesse Gegic mai incontrato Mauri, Gegic la serie A è in venditaMILANO – Il giorno tanto atteso è arrivato: Almir Gegic, ritenuto uno dei capi del gruppo degli “Zingari”, si è costituito dopo una lunga latitanza nel Sangiaccato, regione tra la Serbia e il Montenegro, e tra mercoledì e giovedì sarà ascoltato dal Gip Guido Salvini e dal procuratore Roberto Di Martino, in merito all’indagine che ha poi preso il nome di Scommessopoli. Gegic era latitante dal giugno 2011 e adesso ha finalmente deciso di mettere fine alla sua lunga corsa, consegnandosi agli uomini della S.C.O. (Servizio Centrale Operativo) della Polizia e della Squadra Mobile di Cremona, ma prima di consegnarsi ai Magistrati, ha concesso una lunga intervista apparsa sulle pagine della Gazzetta dello Sport, che con i suoi inviati l’ha “scovato” nella regione balcanica.

NON è VITA – E’ stanco Gegic, non vuole più nascondersi, non vuole più scappare ed è proprio lui che lo racconta: «Non è vita questa. Mi nascondo da troppo tempo. L’errore più grave che ho commesso è stato quello di non costituirmi subito. Io volevo farlo, in verità. Ma una volta mi hanno detto di aspettare. Poi mi è stato consigliato dagli avvocati di non farlo. Poi è passato il tempo. Non ce la facevo più. Sono fuori dalla Serbia da 15 anni. Ho vissuto in cinque Paesi diversi, parlo sette lingue. Non mi ci trovo più qui: non ci sono prospettive. Il peggio è che sto distruggendo la vita di mia moglie e soprattutto di mia figlia. Aveva tutto in Svizzera, poteva frequentare un bella scuola e costruirsi un avvenire. Ora chissà se mi faranno tornare a Chiasso. Vivevamo in Svizzera ma era come se fossimo in Italia. Ci sentiamo italiani. Qui le voci arrivano distorte: mi vedono come un mafioso. Ma non ho mai truccato personalmente partite o minacciato qualcuno. Forse le mafie in questa storia sì. Compravo informazioni per scommettere e basta. Sono pronto a pagare. A dire tutto quello che so. Le scommesse sono una brutta malattia. Ho smesso. Per tenerla a bada faccio qualche schedina da 10 euro. Guardo le partite in poltrona. Stop».

MISTER X – Il suo interrogatorio è attesissimo, Almir ha tanto da dire, talmente tanto che un giorno Bellavista affermò addirittura che se avesse mai parlato avrebbero dovuto fermare i campionati. È rimasto in silenzio per tutto questo tempo, ora è pronto: dirà tutto: «Se dopo le mie parole si fermerà il campionato? No. I magistrati sono stati davvero bravi. Hanno scovato tutte le gare combinate. Almeno, quelle su cui ho scommesso io. Perché le cordate erano tante, mica vendevamo informazioni solo a me e Hristiyan (Ilievski, ndr.). E comunque, è giusto che se ci sono cose che posso aggiungere, le dica ai magistrati» – ha dichiarato Gegic, per poi proseguire e svelare l’identità di un presunto Mister X – «Io e Hristiyan abbiamo incontrato un paio di volte un signore sulla sessantina, alto meno di 1,80, un po’ sovrappeso. Quasi pelato, ma senza capelli non perché si rade come me. Ce l’ha presentato Bellavista. Aveva più di 10 telefonini. Davvero. Li tirava fuori da tutte le tasche. Usciva spesso a rispondere. Un lavoro. Ci siamo visti all’hotel Tocqueville, quello nel centro di Milano dove vanno i calciatori. Non ricordo il nome, ma se vedo la sua foto lo riconosco di sicuro. Voleva venderci gare combinate di Serie A. Dove erano coinvolte squadre del Sud: Catania, Palermo, Lecce, Napoli, eccetera. Ci diceva: “Andate sul sicuro con me”. Ma voleva 600 mila euro per le informazioni. Ci siamo messi a ridere. Troppi».

SIENA Sì, CONTE NO – Sono pesanti le sue parole, parlano di un calcio malato, di un calcio che nessuno vorrebbe vedere, ma che purtroppo c’è, esiste: «Carobbio ci ha detto che nello spogliatoio del Siena scommettevano quasi tutti» – sentenzia lo “Zingaro” – «Una tv mi ha persino offerto 5 mila euro per un’intervista se parlavo anche di Conte. Come se le conoscessi. Ho rifiutato. Non ho nulla da dire su di lui: mai visto, mai sentito, mai provato a contattarlo, ma soprattutto non ho bisogno di soldi per parlare di quello che so».

MAURI E I COSSATO– Il quadro devastante delineato da Gegic prosegue. Quel che sorprende è che il serbo sia solo una piccola pedina di un giro molto più grande. Su Mauri sa dire poco: “Non l’ho mai incontrato. Lo ha fatto Hristiyan? Può darsi, lo dirà al magistrato. Perché anche lui si consegnerà. Io giocavo in quel periodo nel Chiasso, dovevo allenarmi. Hristiyan aveva molti altri contatti, si muoveva anche senza di me. Certo, ero a conoscenza che Masiello e altri erano avvicinabili. E non escludo la presenza di una banda ungherese: il mercato delle scommesse attira molte persone che vogliono fare affari e diversi calciatori non si fanno scrupoli a piazzare le informazioni su più tavoli”. Gegic afferma che secondo quanto appreso da Gervasoni anche i fratelli Cossato facevano parte del giro: “Mi ha parlato spesso di due fratelli di Verona. Sì, i Cossato. Mi diceva che scommettevano e chiedevano le partite fatte. E poi avevano un loro giro. E comunque Gervasoni spesso ci portava da altri giocatori. Ha fatto così con Micolucci, mi ha presentato anche Bertani. Ma lui gestiva bene il tutto, sapeva dove bussare”.

ERODIANI E I FALSI-  Non come Erodiani che il gruppo degli zingari ha incontrato per tre volte, capendo però che i suoi tentativi di combinare le partite si risolvevano in un gigantesco bluff: “Lo conosciamo tramite Bellavista. Ci dice che aveva un portiere in mano (Paoloni, ndr), e sapeva da alcuni giocatori dei risultati sicuri in A. Hristiyan gli dice che vuole conoscere questi calciatori. In autostrada da un pulmino scendono tre tipi e li spaccia per Vives, Corvia e Ferrario. Almeno così mi pare. Comunque tre del Lecce. A casa guardiamo le foto su internet e Hristiyan scuote il capo: ‘Non sono loro, ci vuole fregare’. Così quando ci dice che Genoa-Lecce sarà un pari con Over non mettiamo un euro. Il bello è che quella gara finisce 2-2. Erodiani allora rilancia per Inter-Lecce e assicura un 1 con Over 3,5 (almeno 4 gol di scarto, ndr.). Ci mette in contatto con un finto Corvia su Internet. Hristiyan non è uno sprovveduto, sapeva persino che tatuaggi aveva Corvia. Quando gli chiede di mostrarli, l’altro non sa che fare. Era l’ennesima bufala, poi ho letto che quel tizio era Paoloni. Noi da Inter-Lecce siamo stati alla larga. Altri hanno preso la batosta”.

L’ASIA- Le scommesse sono come una droga. Una volta che si inizia è  difficile uscirne fuori. L’ingresso della criminalità organizzata ha del resto ingrandito questo tipo di businness: “Molti calciatori iniziano per scherzo, hanno soldi da spendere. Poi è come una droga. E allora chiedi in giro ai tuoi colleghi, cerchi di sapere quale gara è sicura. In Italia da sempre le ultime partite sono un mercato. Prima delle scommesse erano solo favori sportivi: quest’anno serve a me, poi magari a te. L’arrivo delle scommesse ha destabilizzato tutto. Ci sono presidenti che così mettono a posto i conti. Il problema vero è la criminalità, quella tosta”. Che opera principalmente in Asia, dove i controlli sono minori: “In Asia si possono puntare cifre incredibili, senza controllo. A Singapore sulle gare italiane di Serie A è possibile puntare sul live anche 15 mila euro alla volta. In venti minuti si possono mettere un sacco di soldi. E la quota di un Over se non ci sono gol, si alza. Ecco perché spesso nelle intercettazioni si raccomanda di restare 0-0 il più a lungo possibile. Per farlo bisogna coinvolgere molti giocatori. Ma se alle spalle di tutto c’è qualcuno disposto a mettere sul tavolo 10 milioni su una gara, secondo voi non farà di tutto per avere la certezza di quel risultato? Le scommesse sportive sono una piaga mondiale. Non so come si possano fermare. Vietarle credo sia impossibile. Chi ferma l’Asia? Bisogna blindare i giocatori, i dirigenti, gli arbitri. Dipende tutto da loro”.

ILIEVSKI- Gegic respinge le accuse di riciclaggio nei suoi confronti: “Mi hanno accusato di riciclaggio. Ma quale riciclaggio? Sul conto avevo 12 mila euro e nell’altro ce n’erano meno. Al Chiasso ne guadagnavo 5 mila al mese puliti, avevo i pranzi pagati. Potevo mettere via qualcosa e scommettere massimo 5-10 mila euro? I soldi per le informazioni li metteva Ilievski. E se pensavano che riciclassi e girassi con 2-3 milioni nell’auto, perché non mi hanno mai fermato prima?”. Il suo socio Ilievski, invece non si è costituito: “Dovrebbe costituirsi anche Hristiyan: è stanco come me. Magari avrà la faccia da delinquente, per via della cicatrice, ma non lo è. La storia che minacciavamo la gente è una cazzata. Ora che torno spero si chiarisca tutto. Voglio mettermi alle spalle questa vicenda. Con la giustizia non avevo mai avuto problemi”.

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Posted by on Nov 27 2012. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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