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C’era una volta la Mia Casa… | LA MITICA CURVA NORD

Come al solito BIANCA riesci a tradurre nel miglior modo in sentimenti che tutti noi abbiamo dentro.

C’era una volta la Mia Casa…

Mentre le parole si sciolgono su questo foglio bianco la mente corre a 15 anni fa, quando invicta in spalla e sciarpa al collo feci per la prima volta il mio ingresso in quella che sarebbe diventata da quel giorno la Mia seconda Casa..la Curva Nord.

Avevo il cuore in gola salendo quei gradini, avevo una paura folle a varcare quel “Regno” che fino a quel momento avevo ammirato solo dalla Tribuna Tevere.

Fu amore a prima vista, dopo nemmeno 10 minuti quei cori già li sentivo miei, la mia voce era un’unica nota insieme a quella di tanta gente, i visi che mi circondavano non erano più sconosciuti, il “vedere” la partita un lontano ricordo..da quel giorno la parola d’ordine era “sostenere”.Non andavo più allo stadio a vedere la mia Lazio, ma a Sostenerla per 90 interminabili minuti, domenica dopo domenica, battaglia dopo battaglia.

Andavo fiera della Mia Curva.Ogni domenica si celebrava un rituale sublime, l’arrivo allo stadio almeno due ore prima, l’attesa ai cancelli, la voce della Nord da leggere tutta d’un fiato fino all’ingresso delle squadre per il riscaldamento. Da quel momento cominciava il mio lavoro..fuori la voce fino al triplice fischio.

I 90 minuti erano scanditi da cori, sciarpe tese e “brividi forti”, per difenderla ,sostenerla, e il più delle volte cercare di buttarla dentro al grido di “che dovemo fa nun vonno giocà, mister facce entrà, mister facce entrà”. Il lunedi senza voce era uno status simbol di chi la partita l’aveva combattuta e non semplicemente vista!

C’erano tanti ragazzi più grandi di me, c’era un Gruppo di ragazzi forti e tosti che tutta Italia ci invidiava e che rispettava, c’era una mentalità che andava oltre il risultato, con la Lazio non si scherzava, la Lazio non era “di nessuno se non dell’amore di chi la vive”. Chiunque osava oltraggiarla doveva fare i conti con la Curva Nord, sempre pronta, sempre schierata per unico ideale…un idelae folle che gli ha portato tanto dolore!

Ho un ricordo meraviglioso di quegli anni, andavo in Curva e mi divertivo. C’era un muro umano che provava le mie stesse identiche sensazioni. Appartenere alla Curva Nord significava contradistinguersi dalla massa, significava ragionare e sostenere un Amore, significava lottare per Lei, fuori e dentro il campo, contro le radio, contro i giornali, contro la politica, contro chiunque osava offenderla. Difenderla dai sopprusi e marciare uniti verso Via Allegri, difenderla dal baratro e manifestare sotto l’Agenzia delle Entrate, difendere i suo simboli e scendere in Piazza per Beppe Goal, difendere la sua gente da uno dei più grandi scandali della giustizia italiana, difendere la memoria di chi, per un folle pensiero di una mente contorta è volato troppo presto in cielo.

Eppure negli ultimi anni qualcosa è cambiato …molti visi a me noti hanno cominciato ad andare via, nonc’erano più “quei ragazzi più grandi” ma una sflilza di ragazzini a mio avviso anche un po’ maleducati, sentivo pronuniciare frasi del tipo” abbassa la bandiera che non vedo la partita”. Non vedo la partita? La partita in Curva non si vede, la partita si vive! Quante volte sono tornata a casa e guardando il vecchio e caro 90° minuto rimanevo incantata ad ammirare la bellezza di un goal e mio padre mi diceva : “ma ce stavi allo Stadio o vai a buttare i soldi?”. Papà…io c’ero allo Stadio,io l’ho giocata la partita!

Domenica dopo domenica, stagione dopo stagione vedevo un lento sfiorire. Molti si sono allontanati per troppo amore, alcuni hanno pagato in prima persona l’attaccamento per quei colori, e quella casa, la mia Casa cominciavo a non sentirla più, troppa diversità con le “giovani leve”, troppo diversa io, stava scomparendo quella mentalità con la quale ero cresciuta, per la quale mi ero battuta, e che avevo sempre vantato con il cuore gonfio di orgoglio.

Con tanta tristezza ed un incolmabile senso di vuoto sono arrivata all’amara conclusione che forse quel tempo era passato, che stavano scorrendo i titoli di coda sul film più bello che per anni mi h vista protagonista. Troppa acqua era passata sotto il ponte rendendo le sue pareti fragili. Le note vicende laziali e l’epilogo che tutti conosciamo ci avevano inaridito, l’entusiasmo si era spento,

quella Curva non era più la mia Curva.

Come in ogni storia d’amore ,quando ci si rende conto che nulla è come prima, è meglio lasciarsi per non rovinare quanto di bello è stato vissuto…è questo quello che ho fatto, è per questo che ancora soffro..c’era una volta la mia Curva..c’era una volta la mia Casa…

Bianca

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Posted by on Set 3 2010. Filed under Curiosità, News Lazio, Posta dei tifosi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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