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Affetto e cordoglio per l’ultima vera bandiera, Bob Lovati

TANTA LAZIALITA' AL FUNERALE DI BOB LOVATI,Affetto e cordoglio per l'ultima vera bandiera Bob Lovati, DELIO ROSSI GENTE COME BOB LOVATI DOVREBBE STARE DENTRO LE SOCIETA', DELIO ROSSI FORMELLO ERA LA CASA DI BOB LOVATIUna rappresentanza unica per l’ultimo saluto al mito biancoceleste, foltissima quella dei protagonisti della Lazio tricolore del ’74, alla quale si sono aggiunti tantissimi altri amici e colleghi. Un’esplosione di Lazialità mai vista sin ora.

Roma – Bagno di folla e lacrime nella chiesa “Gran madre di Dio” di Via Cassia, zona ponte Milvio. La gente laziale ha risposto con partecipazione e commozione nella giornata della celebrazione dei funerali del suo più grande rappresentante e punto di riferimento. Amici, ex compagni, giocatori, dirigenti, tifosi: Laziali.

La banda del ’74. Come già detto erano in tantissimi, persino Garlaschelli da Vidigulfo, ma la maggiorparte era troppo emozionata per parlare.Il primo a farlo è stato il capitano Pino Wilson, visibilmente turbato : “Abbiamo avuto la fortuna di averlo avuto vicino come uomo e allenatore. Ha dedicato volutamente alla Lazio 56 dei 111 anni di storia, poichè avrebbe potuto trovare grande fortuna migrando verso altri lidi”. A fargli da eco è Giancarlo Oddi, altro protagonista di quella squadra leggendaria: “Romano d’adozione e grande laziale. In 44 anni che lo conosco non mi ha mai deluso, una persona eccezionale. Ironico, leale e garbato, uno di quelli che non dimenticheremo e non morirà mai.”

Tanti amici. Quanto affetto attorno al totem biancoceleste, impossibile stilare la lista di tutti coloro che hanno risposto all’appello, la maggior parte dei quali ha scelto il basso profilo, a dimostrazione dell’eguaglianza di tutti i presenti. Uno di questi è stato sicuramente Delio Rossi il quale, dopo un momento di raccoglimento, si è concesso ai microfoni: “Con il suo fisico slanciato arrivava sempre nei momenti di difficoltà, non per dare consigli, ma solo per far vedere che lui c’era. Formello era casa sua, ma entrava sempre in punta di piedi. Personaggi di questo genere dovrebbero sempre stare dentro le società al di là delle competenze, anche come strappa biglietti se necessario, perchè questo aiuterebbe a far capire la storia della Lazio“. Da un tecnico affermato ad un altro fresco di investura, oltre che testimone dell’ultimo scudetto, Simone Inzaghi: “La sua perdita ci lascia un vuoto, era una persona importantissima che col suo fare simpatico legava con tutti, dalla prima squadra al settore giovanile. Mi è sempre stato vicino e lo ricorderò per sempre.” Sulla scia degli allenatori troviamo anche Giancarlo Morrone, precedentemente indimenticato giocatore della squadra capitolina:” Più che un compagno di lavoro, Bob per me è stato un grande amico. Avevamo un rapporto che andava oltre l’attività calcistica, l’immagine che porterò sempre con me sarà quella di una persona solare, schietta e serena.” Naturalmente era tra la gente anche Pino Insegno, che non ha mancato di commemorare la scomparsa di Bob con parole toccanti:“Aveva sempre la parola giusta, il sorriso giusto. Un uomo discreto, di grande cultura ed eleganza, che ha lavorato tanto per la Lazio, che ha fatto la Lazio. Un uomo attento, avreste dovuto leggere le schede dei calciatori che lui visionava, ancora in fasce, che poi sono diventati quello che sarebbero dovuti essere. Si parla tanto di lazialità e mancanza di identità, lui sarebbe stata la persona giusta al momento giusto. Un motivatore e un mediatore discreto, un uomo che ci rappresentava e noi non cerchiamo altro. Lui è la Lazio, forse avrebbe meritato una maggiore attenzione.”

Compagno di gloria. Quale incredibile sorpresa ha accompagnato la giornata del cordoglio laziale, quando all’ingresso della chiesa si è presentato “Memmo”, ovvero Adelmo Eufemi. Difensore degli eroi della coppa Italia del ’58, contattato dalla nostra redazione scoppia in lacrime alla triste notizia, così decide di non mancare per ricordare quel marcantonio che, a quei tempi, difendeva la porta biancoceleste: “Bob era il mio portiere. Quando sono arrivato col numero 3 non avevo mai giocato, così lui mi ha fatto da guida dall’inizio alla fine, non potrò mai dimenticarlo. E’ stato il più grande di tutti.”

Un popolo profondamente unito. Un giorno triste, ma di impareggiabile aggregazione: giocatori, società, istituzioni, tifosi, tutti sotto un unica bandiera nel nome di Roberto Lovati. La storia biancoceleste racconta di momenti difficili e periodi di sofferenza, dov’è stato altrettano forte il legame che comprovò la forza della gente laziale. Proprio in quelle occasioni ci si è aggrappati ai valori, allo spirito e al sentimento, che Bob incarnava in tutta la loro essenza. Questa giornata ne sarà per sempre l’eterno testimone.

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Posted by on Apr 2 2011. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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