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Addio alla signora Lina, moglie di Tommaso Maestrelli

Addio Lina, moglie di Tommaso MAESTRELLIPer spiegare il carattere della signora Lina Maestrelli basta, forse, un episodio che lei stessa raccontò quando Tommaso, dopo la malattia, riprese ad allenare la Lazio: «Il momento peggiore di questi mesi è stato quando il dottor Paride Stefanini mi comunicò che non c’era più niente da fare, nessuna speranza mi disse, Tommaso era condannato». Lei si asciugò le lacrime, si controllò il viso in uno specchio piccino che teneva in borsa e andò dritta nella camera della clinica nella quale il marito era ricoverato: lo fissò, gli sorrise, e cercò un tono sincero per dirgli che «il dottore ha detto che ce la farai, che bisogna lottare ma che adesso ci sono buone speranze, ha detto che lui e gli altri medici dopo l’ultimo controllo sono ottimisti, buone notizie Tommaso, buone notizie».
È bello pensare che Tommaso e Lina si siano ritrovati, ieri. La morte della moglie dell’allenatore del primo scudetto della Lazio è stata ricordata anche dalla società: «Tutta la S.S. Lazio si unisce al cordoglio della famiglia. Le esequie della signora Lina si terranno venerdì 5 settembre alle ore 11.00, nella chiesa del Preziosissimo Sangue in via Flaminia». Anche in quei gloriosi anni Settanta, Angela «Lina» Barberini appariva poco, schiva e riservata come pure era il marito, eppure sempre presente: in casa Maestrelli c’era sempre qualcuno che veniva a fare visita, e lei era sempre sorridente, sempre pronta a invitare a pranzo o a cena quelli che erano là per Tommaso, per la Lazio. «Quanti amici! C’era sempre qualcuno che arrivava senza preavviso e che poi finiva per sedersi a tavola con noi». Solo per fare qualche esempio: Giorgio Chinaglia visse con loro per mesi, Oddi e Pulici bussavano di continuo. E diceva un’altra cosa, la signora Lina: «È tutta la vita che divido Tommaso con gli altri ma a me non importa, a me va bene». Poi, certo, quando Maestrelli manifestò l’intenzione di tornare in panchina, dopo il ricovero, la malattia, dopo aver perso trenta chili in pochi mesi, proprio davanti ai suoi occhi, lei non era felice. Gli consigliava un incarico meno faticoso, meno stressante. Ma mai si è sognata di impedirgli qualcosa, ammesso che fosse possibile. Una vita intensa, a tratti difficile e dolorosa — oltre a Tommaso ha perso anche due figli — ma anche una vita bellissima. Sorprendente, a volte. Con Tommaso Maestrelli si erano conosciuti a Bari, lui centravanti diciassettenne e lei sedicenne completamente a digiuno di calcio: con il tempo, ebbe modo d’innamorarsi. Di Tommaso, del lavoro che faceva, e poi della città di Roma, e della Lazio, di quella squadra di pazzi e pistoleri che considerava l’allenatore come un padre. «Per tutta la vita ho diviso Tommaso con gli altri». È bello pensare che si siano ritrovati, ieri, e che lei abbia potuto raccontare di tutto quell’amore della gente laziale che — come dimostra anche la giornata del 12 maggio, quel «Di padre in figlio» che ha celebrato anche il ‘74 — non si è mai affievolito.

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Posted by on Set 5 2014. Filed under News Lazio, Primo piano. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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