Addio a Giorgio Chinaglia, il campione senza regole. Ecco le foto
Naples - Il mito è mito. Non ha tempo, non ha spazio e non ha corpo. Ieri Giorgio Chinaglia non era fisicamente nella basilica del Cristo Re, ma a Naples. Questo pomeriggio alle 17 (ore 11 americane) è stato celebrato il funerale di Long John. Il feretro aperto, tantissimi fiori ed un maxi schermo che ne ricorda le sue gesta. E quella cravatta bianco e celeste che era impossibile non sfoggiare. Rimarrà nella leggenda come indiscusso simbolo della Lazio degli anni Settanta. Quella di Wilson e Re Cecconi, di Pulici, Garlaschelli, Martini, Frustalupi e Oddi. Quella di Tommaso Maestrelli in panchina. Scherzavano con tutto, col pallone, con gli avversari, con le pistole, scherzavano con la vita. E quando poteva morire uno come Chinaglia se non il primo aprile di un anno bisestile?

Giorgio Chinaglia è stato un meraviglioso cavallo pazzo, pieno di luci e ombre e di mille contraddizioni. Un personaggio per il suo tempo «rivoluzionario», capace di spaccare, di far discutere, di non passare mai inosservato. Long John, scomparso domenica 1° aprile a Naples, in Florida, all’età di 65 anni per un infarto che lo aveva colpito la settimana scorsa, ha vissuto cento vite in una sola, uomo complesso e controverso e calciatore ineguagliabile.

Se n’è andato l’uomo, ma se n’è andata anche una leggenda dei due mondi. Giorgio Chinaglia infatti è stato a detto di tuti gli osservatori il più grande calciatore ad aver varcato gli stadi d’America, in un periodo in cui con lui nella NASL c’erano i vari Pelé, Johan Cruyff, Franz Beckenbauer, Carlos Alberto, George Best, Johann Neeskens e Gerd Muller. Ma nessuno di loro fu capace di dominare in campo e sulle pagine dei giornali come Chinaglia. Ma Giorgione era molto più che solo i suoi gol. Anche perché la sua stella brillava a New York in anni incredibili, quelli dello Studio 54 e della “Febbre del Sabato sera”, in cui per gli spogliatoi del Giants Staium si aggiravano tipi quali Mick Jagger e Robert Redford, che facevano la fila per farsi fotografare con le nuove stelle d’America, a cominciare proprio da Chinaglia. Il dopo preferiamo dimenticarlo, quello che è stato Giorgio Chinaglia lo si è visto sui campi di calcio, dove – come è stato scritto in America – “He was the show and the showman“.



La promessa del figlio Anthony: “Presto verrò a Roma. Vogliamo organizzare una commemorazione per mio padre anche là, perchè papà con la testa e i sentimenti è sempre stato lì da voi. Certo qui stava bene era tranquillo, ma a Roma ha vissuto tanti anni belli…”. Nel frattempo ci hanno pensato gli oltre 2mila tifosi laziali che ieri sera si sono presentati alla chiesa Cristo Re, nel quartiere Prati a Roma, per rivolgere un saluto speciale all’ indimenticabile bomber.
Foto: Naplesnews.com
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